Il negazionismo dell’identità di genere delle femministe autodefinite “gender critical” semina odio transfobico. Le pagine in cui, nell’anonimato, queste persone creano focolai di intolleranza verso le persone T andrebbero boicottate e chiuse.
Nella “rosa” delle pagine che seminano odio, il Diavolo Veste Terf, Female Matters, LGB Alliance Italia, Arcilesbica Nazionale.

Nessuno più di me ha tentato il dialogo con le femministe “abolizioniste dell’identità di genere” (loro si fanno chiamare “gender critical”, ma in pratica negano l’esistenza dell’identità di genere riconducendo tutto al sesso biologico e ai ruoli di genere).

La piaga “gender critical” è ahimè approdata in Italia con l’obiettivo di aizzare le persone contro le persone transgender e alimentare transfobia.

Su twitter, un social che favorisce l’anonimato, sono molti i profili che seminano odio transfobico nascondendosi dietro le “teorie gendercritical”, mentre su facebook a divulgare in modo virale questi contenuti transfobici sono pochi profili, di solito con cognomi falsi e privi di foto, che giustificano il loro anonimato (ovviamente dovuto al non prendersi la responsabilità riguardo alle gravi affermazioni che dicono, o a cercare di evitare diffide e querele, anche se comunque la polizia postale può risalire agli autori) dicendo che “temono stupri da parte delle persone trans”.

  
 

La vergognosa pagina LGB Alliance Italy

Una di queste pagine è LGB Alliance Italy, creata da un gruppo di uomini gay  (ma è probabile che nello staff vi siano uomini etero) che si accaniscono in particolari contro le persone transgender omo e bisessuali e i loro partners.
Ogni meme prende in giro le relazioni tra ftm gay e uomini biologicamente maschi gay, o relazioni lesbiche tra donne transgender lesbiche e loro compagne lesbiche. Spesso i meme contengono attacchi personali ad attivisti in vista come transgender omo o pansessuali e i loro partners, e ogni meme, ogni riferimento è compiuto misgenderando la persona ed equivocando l’orientamento del o della sua partner.

Non c’è nessun contenuto sui diritti omo e bisessuali, né sui diritti delle donne: l’unico tema è prendere in giro le persone transgender riconducendole al sesso biologico, sottolineando che l’identità di genere non esiste, e che, se omosessuali, stanno facendo “appropriazione culturale” gay. Ovviamente il tutto tramite misgendering e declinazione dei nomi coerentemente col sesso biologico del bersaglio transgender del loro cyberbullismo.

Molti meme sono dedicati anche alla presa in giro degli interventi di ricostruzione genitale, in particolare verso la vaginoplastica, con riferimenti squallidi alla Thailandia. Si aggiungono le prese in giro delle persone non binary, e status che riferiscono che le attiviste T americane sono violente verso le “terf”. Seguono post in difesa di note “gender critical” come l’autrice di Harry Potter, e la presa in giro dei ragazzi ftm esclusi da barbieri e saune gay.

Ogni presa di parola transgender, o di persone LGB non gender critical, o di femministe intersezionali, viene zittita. Ogni commento dissidente viene preso in giro, e la persona viene bannata. Alla comunicazione del fatto che sono a rischio querela, rispondono che i nostri nomi sono “fakes” e non esistono all’anagrafe, e che quindi loro la faranno franca, non sapendo che, comunque, il nome “politico” di un attivista “esiste” e, per fare un esempio, il signor Giacinto Pannella avrebbe potuto denunciare chi offendeva Marco Pannella.

Uno degli obiettivi della pagina sembra essere impedire ai ragazzi ftm gay ed ai loro compagni di definirsi gay. A questa definizione si sovrappone quella di “etero” (rivolta alla coppia) e di “donna disforica” (rivolta all’ftm).

Transfobia mascherata da femminismo radicale

Poi c’è Female Matters, una pagina che propone contenuti di Femminismo Radicale, e fino a poco tempo fa non entrava nel merito della questione trans, ma ha da poco gettato la maschera, dicendo che “vorrebbero includere le donne che si definiscono uomini T”, in quanto “il femminismo si occupa di donne” (per loro, è donna chi nasce femmina). Spesso condividono contenuti di biologismo e transfobia.

E poi abbiamo la pagina di Arcilesbica Nazionale, nella quale spesso gli status vengono pubblicati senza che gli appelli o le affermazioni (sempre biologiste e transfobiche) abbiano la firma di persone fisiche.

Da poco è apparsa una pagina, che si chiamava “Nel mulino che vorrei, il genere abbatterei“, e oggi si chiama Il Diavolo Veste Terf. Non è nota, ovviamente, l’identità delle admin della pagina, legate, a quanto dicono, a movimenti “radfem”, della corrente del “negazionismo dell’identità di genere”.
In realtà i toni, i modi e in contenuti sono una forma di cyberbullismo verso le persone transgender.

Ora, esaminiamo ad uno ad uno i principi su cui si basano queste pagine.

Negazionismo del concetto di “identità di genere”

Fanno volutamente confusione coi concetti di identità di genere e ruolo/espressione/stereotipi di genere: per loro esiste solo “il genere”, che descrivono come un costrutto (quindi si tratta del ruolo di genere) da cancellare e abbattere

Trans: persona che vuole cambiare ruolo sociale

Diffondono una descrizione delle persone trans come persone che vogliono cambiare ruolo sociale negando la loro biologia: ai loro occhi, gli ftm sono donne traumatizzate dal maschilismo che negano la loro biologia per accedere a privilegi sociali, spesso dopo abusi e stupri.

“I trans fingono che la biologia non esista”

Affermano che le persone trans “negano” l’esistenza della loro biologia di nascita, che vogliano nasconderla, che non ci sia quindi nessuna fierezza per il loro percorso e per il loro punto di partenza, o che comunque la persona transgender sia incapace di alcun senso pratico nel parlare delle problematiche legate al corpo e delle discriminazioni che il corpo, e il genere percepito tramite esso, causa.

La ricerca spasmodica di casi di predatori sessuali

Ricercano affannosamente, all’estero, casi di predatori sessuali che si sono, a loro detta, “finti” donne trans per accedere a “spazi femminili”.
Fanno, in pratica, quello che fanno i maschi MRA (Male rights Activist) e i padri separati quando segnalano a raffica casi di madri negligenti e mogli violente verso ex mariti e figli.

Il feticismo per le persone desisters e le loro storie strappalacrime

Cercano col lanternino i casi di desister, che si sono accorti di “non essere trans” solo dopo aver completato la medicalizzazione, e che spesso venivano da vite di abusi sessuali subiti e disagio mentale, ad esempio il caso della povera Debbie, che si era convinta di essere trans, a loro detta, a 44 anni, ma che solo dopo ha capito di odiare il suo corpo solo per via degli stupri subiti da ragazzina dal padre. Siamo tutti molto dispiaciuti per Debbie, ma questo caso non dice nulla sulla realtà ftm, oltre al fatto che non tutti gli ftm provano “odio” verso il loro corpo e ciò che socialmente rappresenta.
Con tutto il rispetto per Debbie, c’è un altro movimento che cerca con lanternino i “desister”: Movimenti estremisti cattolici e pentecostali, che “riparano” gli omosessuali, e presentano casi di donne e uomini “guariti” da una “condotta” omosessuale.

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I casi di minori insofferenti ai ruoli di genere

Segnalano abbondantemente minori (spesso in direzione ftm) che avevano una semplice tematica di insofferenza ai ruoli di genere imposti e che sono stati scambiati per transgender e non binary, ma che poi sono stati “salvati” dal femminismo

L’attacco alle persone trans sul podio

Attaccano in continuazione le sportive transgender, canzonandole col “ti piace vincere facile”, negando il fatto che effettivamente ci sono dei protocolli tramite i quali queste persone accedono al gareggiare con le donne biologiche (limiti per il livello testosterone, ad esempio, motivo per cui le donne transgender non med non sono ammesse), e che questo ha a che fare con i regolamenti delle società sportive e non con la rettifica anagrafica: al posto di attaccare le sportive trans in particolare e le persone trans in generale, potrebbero proporre dei parametri più restrittivi alle società sportive, ma per loro è molto più divertente cyberbullizzare ed offendere le persone trans.
Inoltre, condiscono il tutto con l’esaltazione dello sportivo ftm (da loro, ovviamente, chiamato al femminile), che, a detta loro, “è abbastanza furbo da non voler gareggiare con gli uomini bio” (ma questi casi provano il contrario).

I dissidenti diventano subito haters violenti e pericolosi

Segnalano continuamente commenti americani di twitter in cui persone trans, spesso molto giovani, le mandano a quel paese. Questo atteggiamento è da loro descritto come “violento” e “pericoloso”.

Ignorare lo scenario dell’attivismo transgender italiano

Ogni riferimento arriva dall’estero. Fanno finta che non ci sia un movimento transgender italiano e che non abbia provato per anni a dialogare, ottenendo in cambio solo misgendering e tentativi di un confronto non alla pari

Misgendering, Deadnaming, foto pre T dei loro bersagli transgender

Mostrano le foto di donne trans americane quando erano ancora pre T e pre-consapevolezza, quindi esteticamente nei “panni” del genere da loro socialmente atteso rispetto al corpo, per sminuirle e renderle “poco credibili”, oltre a rivolgersi a loro col genere errato e ad usare il nome di nascita.

Donne trans ridotte a travestiti fetish

Riconducono la condizione “trans mtf” all’autoginefilia, al feticismo sessuale, e al crossdressing, pratiche di cui la moglie e la compagna, tra l’altro, sarebbe una casta vittima corrotta dal marito.

Diffusione di informazioni false sul significato di “cisgender”

Attaccano la parola “cisgender” come sostantivo per definire chi non è transgender. Sostengono che “cisgender” indichi chi è supino ai ruoli di genere binari e maschilisti, e che le persone transgender lo usino per insinuare che la persona “non trans” sia incapace di critica sui ruoli, e vittima/complice del sistema maschilista.

Misgendering d’ufficio e non “per sbaglio”

Si rivolgono tassativamente al femminile quando parlano di uomini transgender e al maschile quando parlano di donne transgender, Destinano quest’usanza anche a chi, essendo trans, prova ad intervenire pacatamente.

Canzonare le persone non binary di biologia xx

La continua presa in giro delle persone di biologia xx non med e non binary
Se c’è un fondo di verità nel fatto che una persona con documenti al femminile e un aspetto non molto maschile venga discriminata anche per il sesso biologico e il conseguente genere percepito, ciò non è comunque sufficiente nel descrivere la discriminazione che la persona non binary xx subisce (soprattutto se dichiaratamente transgender), oltre al fatto che essere bullizzata continuamente da pagine come queste non aiuta.

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L’unico transgender buono è il transgender desister…

Attaccano indiscriminatamente “tutte” le persone transgender e non quelle che manifestano dei sentimenti negativi verso il femminismo “negazionista”: per loro, in pratica, l’unico transgender buono è il transgender “morto” (o meglio, socialmente morto,  gentilmente ricondotto ad una vita da sesso biologico).

Braccia aperte per “LE DONNE ftm” a fare attivismo con loro…

Invitano le persone ftm, definite da loro “LE DONNE ftm” a fare attivismo con loro per parlare delle mestruazioni e degli stupri che potrebbero subire “in quanto donne”, della gpa, dell’aborto, delle coppette mestruali, del cancro al seno e di altri temi che mettono al centro la biologia xx.

La convinzione che le donne trans siano ossessionate dal corteggiarle o pretendere di fare sesso con loro

Uno dei loro cavalli di battaglia è che la condizione trans sia un modo dell’uomo etero molesto di “imporsi” alle donne lesbiche come stallone da monta. Non perderò neanche tempo a smontare questa calunnia, che dimostra quanto loro poco conoscano la realtà delle donne trans. Neanche sanno che, persino in Italia, molte donne trans non operate ai genitali hanno già i documenti femminili, oltre al fatto che l’idea che un “morto di figa” cambi i documenti al femminile (con le implicazioni che questo comporta nella società e nella professione) per poter molestare le donne lesbiche, è semplicemente folle.

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Censura di ogni commento dissidente, soprattutto se pacato

Sostengono che la comunità trans sia incapace di dialogare, ma eliminano qualsiasi commento pacato alle loro fake news. Gli unici interventi di persone T presenti nella loro pagina devono essere quelli che pescano su twitter e che le invitano a chiudere il becco.

Rimbalzare ogni invito a rivelare la loro identità.

Chiunque chieda loro di rivelarsi tramite i loro dati reali, viene bannato dai loro spazi, o al massimo ignorato e silenziato.

Qualcuno pensa che un dialogo sia ancora possibile, e proprio io non sono la persona giusta da rimproverare, perché col femminismo “radfem” ho dialogato molto, si pensi alla lettera a Daniela Danna, quella a Marina Terragni, i vari tentativi di dialogo con Giovanni Dall’Orto, l’incontro in Scighera sempre con Daniela, quindi tutto si può dire di me, e non che non voglia dialogare, ma quando è troppo è troppo.
La pagina in questione è solo un catalizzatore di odio e notizie strumentalizzate in malafede, e sebbene la censura sia una strada spesso opinabile, a volte un focolaio di odio va solo spento, e non c’è davvero altro da fare.

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