le persone transgender “transmedicaliste” sono sempre esistite, quelle che rivendicano di essere “transessuali” e che prendono le distanze da noi transgender in percorsi non canonici, facendo maldestri tentativi di impedirci di dirci “T”, imponendoci termini come cis o queer.
La nuova evoluzione del transmedicalismo è l’adesione al movimento gender critical.
Perché una persona T dovrebbe aderire al movimento “gender critical”? Scopriamolo insieme…

Di solito non sono attivisti

Si tratta spesso di anonimi utenti del web, youtuber, influencer, instagramers, o personaggi televisivi, senza esperienza sul campo nelle associazioni.

Da cosa sono mossi/mosse?

Usano la loro posizione “atipica” perché ambiscono all’accoglienza da parte di mondi conservatori, religiosi, o del femminismo biologista, o forse, ad un briciolo di popolarità.

Non hanno vincoli

Non tutti gli attivisti e le attiviste transgender hanno la stessa posizione su transizioni minorili, sex working, GPA, transgender nello sport agonistico, ma, avendo compreso che ormai questi temi sono “cavalli di troia” dei Gender Critical, dei conservatori e dei religiosi oltranzisti, hanno deciso di parlarne solo in ambiente protetto.
Lo stesso per quanto riguarda la “fierezza della differenza”, ovvero il rivendicare di essere sì uomini e donne, ma anche transgender, come segno distintivo, come vissuto da rivendicare, tematica che, se portata in ambito “gender critical”, non fa altro che confermare quello che biologisti, reazionari e integralisti religiosi vogliono sentirsi dire: che una donna transgender non è una donna e che un uomo transgender non è un uomo.
Queste persone, quindi, senza alcuna intelligenza politica, si “vendono” ai cattolici fondamentalisti e ai deterministi biologici, chiarendo che, “per non disturbare”, non intendono rivendicare di essere donne, o uomini, ma preferiscono rimanere nel limbo di “trans”, come fosse un terzo sesso, raccogliendo applausi, come del resto li raccoglie anche il politico gay calabrese quando “rivendica” il termine frocio, rivendicazione che potrebbe starci in un gruppo di autocoscienza (come quando è stato rivendicato “queer”) ma non certo davanti a chi non vede l’ora che un gay legittimi chi usa questa parola come insulto.

Qual è il loro punto di vista.

Ci sono due tipi di transmedicalisti alleati dei gender critical:

  • chi non intende fare interventi genitali, ma chiarisce di essere altro da donna/uomo, e chiarisce anche di non voler cambiare i documenti e non avere alcun problema col nome anagrafico
  • chi, invece, ha cambiato i documenti, e ha fatto interventi genitali ricostruttivi, e sostiene che nel suo caso si possa parlare di uomo/donna, o neouomo/neodonna, nel caso di chi sta facendo percorsi diversi (anche solo senza interventi genitali), no

Queste persone, spesso, parlando di “ideologia trans” o di “culto trans” quando parlano di attivismo transgender, usano keyword dispregiative tipiche del movimento gender critical, come “transattivisti”, e si oppongono al riconoscimento dell’identità di genere (anche senza medicalizzazione) dei minori non binary, transgender e questioning.
Inoltre, invitano ad usare il deadname o misgenderare le persone che non hanno cambiato i documenti, come Elliot Page e Ciro Migliore. Sostengono che queste persone “sfruttino” i “veri” transessuali per reclamare dei diritti “che non meritano”, come il rispetto del loro nome e genere.

Come vengono visti/viste dai e dalle gender critical?

Nonostante vengano acclamati come persone “ragionevoli”, che “nonostante trans, in fondo non hanno pretese folli”, le persone gender critical spesso le misgenderano, usano il deadname, e declinano l’orientamento dei e delle loro partner il chiave biologista e rigorosamente rivolta ai sessi genetici.

E i desister?

Ahimè anche molte persone desister e detransitioner si lasciano corrompere dai e dalle gender critical, che li e le bombardano di richieste di interviste, eventi in cui li vogliono come relatore e cercano di manipolarli con domande che li e le porterebbero a incolpare le associazioni LGBT dell’ “errata” transizione. Cercano di zittire chi ha abbandonato la transizione medicalizzata per motivi di salute, per la transfobia sociale, o semplicemente perché aveva raggiunto una soddisfazione del suo aspetto, e tentano di far capire che in realtà “tutte” le persone transgender sono persone di semplice “ruolo di genere” non conforme che, se non fossero state “ignoranti” o manipolate, sarebbero vissute felici e fiere del proprio corpo, sesso biologico, e nome anagrafico.
Non tutte le persone desister e detransitioner si piegano a questi tentativi di manipolazione. Linko la testimonianza di una detransitioner che prende le distanze dal femminismo transfobico.