Non Binary

Prima di “non binary”…la storia delle identità non binarie

Il concetto di binarismo/non binarismo nasce neglio anni Novanta, molto prima del termine “non binary”, che oggi descrive le persone di identità di genere non binario, e abbracciava non solo il concetto di identità di genere, ma anche quello di ruolo, stereotipo, espressione di genere, e di orientamento affettivo-sessuale.

Le persone di identità di genere non binaria ricorrevano, per definirsi, a parole chiave della teoria queer: Genderqueer, Genderfluid, Agender, BiGender, GenderBender.

Il termine non binary, che nei paesi anglofoni inizia ad essere utilizzato intorno al 2013, diventa virale, in Italia, nella primavera del 2019, e viene rivendicato da quelle persone gender variant, che non si riconoscono in termini “binari” come transessuale o trans, e che preferiscono descriversi come non-binary o persona di genere non binario.

Ti stai chiedendo se non binary può fare al caso tuo?

La mia esperienza di fondatore di questo blog mi ha permesso di raccogliere molte domande che le persone questioning hanno rivolto a me, tramite mail, o a google, tramite le loro query su google, “atterrando” poi sul mio blog. Penso possa essere utile le più significative di queste domande, per aiutare lə lettorə a fare chiarezza.

“Un tempo mi dicevo genderqueer, oggi dovrei usare non binary?”

Negli anni ’90 e negli anni Zero, le persone gender variant in percorsi non canonici (non adesione agli stereotipi relativi al genere d’elezione, percorsi non medicalizzati, microdosing), erano marginalizzate dalla comunità composta da persone trans canoniche. Alcune di queste ultime (dette anche transmedicaliste), trovavano persino illegittimo che qualcun altro oltre a loro si definisse trans.

Alcune persone in un percorso canonico (disciplinato dalla legge 164/82) , invece, respingevano la narrazione del corpo sbagliato, del cambio di sesso, del diventare uomo (o donna) e, politicamente, respingevano termini nati in ambiente psichiatrico, come transessuale.

Il loro approccio era che non esistono corpi sbagliati, ma à la società ad imporre modelli sbagliati, e che uomo (o donna) non si diventa dopo una medicalizzazione, e ogni eventuale cambiamento non comporta il mero passaggio da un sesso all’altro, ma aiuta la persona ad avvicinarsi all’immagine interiore di sé . Anche alcune di queste persone si dicevano quindi antibinarie o genderqueer.
Oggi, chi incarna questi ideali, spesso, usa il termine transgender, rivendicandone l’accezione politica.

Poi vi sono le persone la cui identità di genere non è binaria, e, rispetto ai due poli (uomo e donna), si definiscono altro: persone di un terzo genere, il cui genere è un mix tra quello maschile e quello femminile (compresenti o in alternanza), di nessun genere, o che, semplicemente, rifiutano in toto la dicotomia binaria, sia politicamente che personalmente. Queste soggettività sono quelle a cui il termine Non-binary (o enby) calza a pennello.

Alcune di queste persone chiedono pronomi maschili, o pronomi femminili, e segnalano l’opzione del pronome neutro solo come seconda scelta, ma che ripensano il maschile o il femminile, decostruendoli in chiave non binaria, epurandoli dalla tossicità del sessismo. Spesso, persone di questo tipo si definiscono “transgender e non binary“.

 

Non Binary chi siamo

Chi è non med è automaticamente anche non binary?

Quanto, come e se vogliamo modificare il nostro corpo sono informazioni che ci dicono semplicemente che equilibrio (momentaneo o duraturo) abbiamo trovato col nostro corpo.
Le persone che non desiderano cambiamenti al corpo, potenzialmente, potrebbero avere un’identità molto binaria, e il loro rifiuto della medicalizzazione potrebbe essere legata a motivi che non hanno nulla a che fare con l’antibinarismo, ad esempio i limiti tecnici delle attuali possibilità, il rifiuto della psichiatrizzazione per accedere al percorso, problemi di salute, vincoli sociali che impediscono un cambiamento visibile.

Molto spesso, però, la persona non med ha un approccio non binario: pensa che ad un’identità maschile (o femminile) non debba per forza corrispondere un determinato aspetto fisico (ad esempio, voce profonda e barba per l’uomo, seno per la donna), quindi molte persone non med si definiscono anche non binary, ma magari si definiscono anche transgender, nonostante il grande ostruzionismo proveniente dai transmedicalisti.

…però preferisco i pronomi coerenti con la mia identità al “they”. Sono comunque Enby?

Non tutte le persone non binary chiedono che ci si rivolga al loro al neutro: Elliot Page, ad esempio, chiede pronomi maschili e, come seconda opzione, neutri. Quando la persona enby offre due opzioni, a volte è il neutro ad essere la prima, a volte no. A volte la scelta è dettata dai limiti della lingua (molte lingue sono binarie), a volte invece è preferito il pronome specifico di un genere.

Il mio percorso ha previsto o prevederà la medicalizzazione: posso dirmi non binary?

Come già anticipato, il tipo di cambiamento fisico che abbiamo fatto o faremo non dà alcuna informazione sulla nostra identità. Alcune persone non binary scelgono un percorso ormonale leggero, il microdosing, o fanno solo alcuni interventi (ad esempio la top surgery per le persone AFAB o la laser per quelle AMAB) e non altri, per ottenere un aspetto androgino.
Altre persone non binary, soprattutto in passato, hanno fatto un percorso canonico, anche solo perché necessario per il cambio dei documenti (il microdosing è poco conosciuto e riconosciuto), esigenza molto sentita, o anche semplicemente per una necessità intima.

Il passing mi impedisce di dirmi non binary?

Certo: alcune persone transgender e non binary desideravano alcuni cambiamenti fisici per stare bene con se stessi, ma combattono la retorica del passing obbligatorio, del cis-mimetismo e del cis-sessismo.

 

Non Binary Flag

Ho un corpo per nulla androgino. Quindi non posso essere “non-binary”?

L’androginia fisica non è per forza connessa all’identità non binary e viceversa. Ci sono corpi, per loro natura, non androgini, e con evidenti caratteri sessuali secondari legati al corpo di nascita, a volte visibili anche dopo la medicalizzazione: eppure ciò non impedisce ad una persona di avere un’identità non binaria.

Essere Non Binary in Italia, senza riconoscimenti.

Fare coming out come non binary in Italia significa vedere il proprio coming out come ignorato, e venire misgenderatə. Anche una persona transgender in un percorso canonico, se fa coming out come enby, continua ad essere vista come un uomo ftm o una donna mtf.

In Italia manca una possibilità di inclusione poiché le persone sono registrate come di sesso femminile o maschile senza altre opzioni. Ci sono spazi di autocoscienza, virtuali e non, ma molte persone sono tagliate fuori e, se incappano in gruppi transmedicalisti, possono incappare in un sentimento di solitudine.

Anche la psicoterapia non sembra pronta ad accogliere pazienti (adulti e non) non binary o questioning, e spesso l’approccio è “riparativo” ed orientato a far “riappacificare” la persona col deadname e col misgendering.

L’unica arma che abbiamo noi attivisti è fare sensibilizzazione in scuole e aziende, raccontare i nostri vissuti, fare informazione su questa soggettività, in modo da aiutare le persone questioning.