Come sapete, da anni mi sono ritirato dalle scene e i miei unici contributi al momento sono la direzione del portale online enbypost e un gruppo telegram di persone non med e non binary, e quindi dematerializzando il corpo.

Cosa mi aveva spinto al ritiro dall’attivismo
L’impossibilità di creare relazioni intellettuali uno a uno
Un altro motivo è che mi ero reso conto che il “movimento” dà più attenzione a “chi” dice qualcosa e non a cosa viene detto. C’è un’attenzione enorme al corpo sessuato che trovo superiore a quella che mediamente si trova nel mondo etero.
Non importa cosa dici, ma solo che aspetto hai
Sono ancora molto spesso relatore, ma porto tematiche in cui il corpo non è centrale. Questo non deve stupire: il mio percorso è di allontanamento dalle aspettative di genere rivolte a donne e femmine, con la centralità di corpo e aspetto fisico e non dei contenuti. Onestamente mi ero stancato di ricevere domande che più che una richiesta di approfondimento teorico risultavano puro body shaming sul mio presunto non passing. E la cosa terribile è che questo accadeva da parte di uomini gay, spesso sopra i 50, persone transgender in percorsi canonici, donne lesbiche, femministe gender critical.
Quello che parzialmente mi consola è che non avessero gli strumenti per attaccare i miei contenuti, ma si limitassero a fare “misoginia” (uso questa parola perché in quel momento mi vedevano “donna”) attaccando un corpo xx.

L’evento non med del 2017 e cosa è successo dopo
Negli anni ho cercato di portare avanti questo tema tramite aperitivi e momenti sociali, gruppi di autocoscienza online, iniziative culturali, ma la risposta è stata debole.
I gruppi sono presidiati da moltissime persone, ma sono spesso persone questioning, non esposte socialmente, e che soprattutto non usano la label “non med” per definirsi.
Perché le persone non med non si definiscono “non med”?
Se consideriamo “non med” una semplice condizione esistenziale, ovvero essere persone di genere non conforme che non hanno fatto body modification tramite la medicina, le persone che corrispondono a questa descrizione sono molte. Quindi non è che non ci sono persone “non med”, ma semplicemente non si definiscono non med.
Se dovessimo dire come la maggior parte di loro si definiscono, dovremmo dire che si definiscono non binary.
Questo accade sia nel caso di persone che in teoria sarebbero SIA non med che non binary, sia nel caso di persone che addirittura sarebbero, a loro insaputa, persone semplicemente non med.

Le persone non binary hanno un’identità di genere non binaria, e possono medicalizzarsi o meno
Le persone transgender di identità di genere non binary, così come le persone di identità di genere “binary” (femminile o maschile), possono decidere di cambiare o meno il corpo tramite la medicina, a seconda di che tipo di cambiamenti desiderano o non desiderano.
Non binary, top surgery e microdosing: è sempre una medicalizzazione
Non binary che desiderano una body modification “binaria”
Persone non binary, ma che non si considerano anche transgender
Queste persone non binarie a volte non si considerano sotto l’ombrello transgender, ed è quindi corretto dire che non binary ha un’intersezione con transgender, e non che non binary ne sia un sottoinsieme.
Persone non binary che sono anche non med
Questo errore porterebbe a pensare che “se sono non binary, allora vuol dire che sotto sotto stanno bene con l’identità di genere attesa rispetto al loro corpo”, ma se fosse così, allora tutte le persone non med sarebbero non binary, e invece esistono tante persone non med che si considerano di identità maschile o di identità femminile.

Non med, non binary e cambio genere e nome sui documenti
Molte persone non binarie, non tutte, parlano del desiderio di avere un nome neutro e/o una X sui documenti (al posto di M o F).
Questa opzione in Italia non è possibile perché i “sessi anagrafici” sono solo due. Questa cosa è in parte legata al fatto che, non essendoci in Italia il matrimonio egualitario, il sesso anagrafico fa accedere al matrimonio con persone del sesso anagrafico opposto e a unione civile con persone dello stesso sesso anagrafico.
Va però ricordato che, se la persona non binary è anche non med, a causa della non medicalizzazione le è impossibile un qualsiasi cambio di nome e genere.
Per questo, forse, le persone non binary che sono anche non med dovrebbero rivendicare anche l’essere “non med” per contestare l’impossibilità di un qualsiasi cambio anagrafico.
Persone non med “binary”: espressione di genere, nome d’elezione, pronomi e battaglie legali
Mentre “non binary” è una label che definisce qual è l’identità di genere della persona (M/F/NB), “non med” indica che la persona non ha incluso la body modification medica nella sua affermazione di genere.
Una persona non med, soprattutto se di identità “binary”, rivendicherà un nome d’elezione, pronomi coerenti alla propria identità di genere, desidererà un riconoscimento legale tramite cambio anagrafico o ameno un alias istituzionalizzato.
Questo riguarda le persone non med “binary” ma anche parte delle persone non med che sono anche non binary.

Cosa “non è” un non med
La persona non med fa un percorso di affermazione di genere e desidera il riconoscimento legale e sociale anche se non c’è una body modification.
Essere non med è un’identità personale e politica.
Una persona “pre transizione” non è “non med”
Una persona che i cambiamenti medici li desidera, ma non li ha fatti al momento, o non può farli, o ha paura di farli, o ha remore sociali per farli, è “pre T” e non “non med”. Questo vale anche se non li farà mai, per le paure e i motivi citati, perché manca il prerequisito per essere “non med”: la rivendicazione politica.
Non med non si diventa
Spesso mi contattano persone che vogliono che io le “aiuti a diventare non med”. Queste persone sognano i cambiamenti procurati dalla medicina, ma vorrebbero “smettere di desiderarli”. Si tratta comunque di persone pre-t, che non si accettano come tali e appesantiscono le persone non med, chiedendo loro l’impossibile: non med non si “diventa”.
Una persona transgender “velata” non è “non med”
Essere non med prevede un’affermazione sociale del proprio genere. Chi invece di fatto vive da cisgender non è una persona “non med”. Se interpretassimo “non med” come “chiunque non assume farmaci per una transizione sessuale”, allora sarebbero “non med” anche tutte le persone cisgender.
Senza un percorso di affermazione di genere sociale, la persona non è non med, o non lo è ancora: è una persona velata, che magari, superando il suo velatismo, approccerà un percorso tradizionale medicalizzato, e quindi anche in quel caso non sarebbe non med, o non sarebbe “stata” non med.
Molti
Il semivelatismo di alcuni “aspiranti non med”
Pare che anche il velatismo (che porta a nascondere la propria identità di genere socialmente) sia anch’esso uno spettro. Quindi ci sono persone che iniziano a fare coming out nelle comfort zone virtuali e non (associazioni, gruppi) e presso i propri affetti. Onestamente lo considero un buon inizio, essere non med comporterebbe un’esposizione sociale. Una persona che continua a presentarsi col nome anagrafico e usando su se stessa i pronomi relativi alla sua biologia è ancora “aspirante” non med.
Una persona “ex med” non è “non med”, o meglio… “potrebbe esserlo”
Alcune persone approcciano una transizione medicalizzata e la abbandonano perché capiscono che non ne hanno più bisogno o che non ne avevano mai avuto o sono state spinte a quei cambiamenti dal sistema biologista e binario del transificio.
Se queste persone tornano a considerarsi persone cisgender si parla di desister o detransitioner, ma se queste persone vogliono continuare il percorso sociale di affermazione di genere, continuando ad usare nome d’elezione e pronomi, ma senza medicalizzazione, possono considerarsi persone non med.
Sia chiaro che il considerarsi persona non med è qualcosa di politico, e si associa alla rivendicazione del rispetto dell’identità di genere delle persone non med.

Un errore che si fa spesso con le persone non med: pensare che siano per forza anche non binary
L’errore che sta dietro a questo assunto è che chi è binario è automaticamente anche biologista, e quindi “se fosse di identità pienamente maschile o femminile vorrebbe replicarne per forza l’aspetto, anche dal punto di vista biologico”.
In realtà il desiderio di non medicalizzazione potrebbe dipendere da tanti fattori, e uno di questi è essere “non biologista”, che però non corrisponde (sempre) con “non binario”.

Perché non med non piace e non viene usato: perché?
Le persone non med “de facto” sono tante, ma non si definiscono in questo modo. Potrebbe dipendere da tanti motivi.
Paura di affermare la propria body positivity
Anche affermare di aver trovato un equilibrio abbastanza stabile in un corpo che si afferma tramite espressione di genere ed esposizione sociale ma senza body modification è spesso affermato solo sottovoce e solo in ambienti protetti.
Cismimetismo, cisnormatività e paura di dichiararsi
Molte persone non med hanno paura a dichiararsi perché credono che per farlo abbiano bisogno del cis-mimetismo. Sono condizionate dalla cis-normatività”, che porta a non considerarsi “credibili” prima di un potente cambio estetico anche a livello dei caratteri sessuali secondari. Pensano quindi che senza di questo non meritino nome d’elezione e rispetto dei pronomi.
Perché all’estero non usano “non med” e perché noi dobbiamo usarlo
La feroce opposizione di molte persone transgender in percorsi canonici
Se una persona med si sente lesa dalla richiesta di riconoscimento di una persona non med, dovrebbe riflettere sul suo percorso: quei cambiamenti li desiderava o li ha fatti per avere i documenti?
In questa proiezione, la persona non med farebbe coming out “dopo” il cambio del documento. In realtà, una persona non med dichiarata è già socialmente conosciuta col nome d’elezione, quindi a sparire sarebbero solo quelle situazioni sgradevoli dove il nome anagrafico torna a galla, perché burocraticamente necessario.
In questo, le persone med non considerano quanto possa essere simile alla loro quella delle persone non med che già affermano la loro identità di genere socialmente.
Il disprezzo delle gender critical e di alcuni uomini gay anziani
Queste persone, spesso, esistono solo nella bolla web, e non causano attriti nella vita reale, professionale o di interazione sociale. Infatti, nella “real life”a rifiutarsi di usare nome e pronomi sono più che altro persone di estrema destra e/o fondamentaliste religiose. Tuttavia, le gender critical, come l’ormai tristemente nota autrice di Harry Potter, hanno influenza sul parlamento, e in molti stati hanno fatto naufragare, con falsi pretesti e fake news, l’autodeterminazione per le persone non med.

Quindi ha senso diffondere il termine non med? e perché?
Ho cercato per anni alternative a “non med”, perché non amo le definizioni con il “non”. Creano sudditanze rispetto ad altre identità, ma non è per questo che “non med” non piace. Altrimenti non si sarebbe diffuso così tanto “non binary”.
Prima di fare “proselitismo” all’uso di questa label viene da chiedersi se definirsi non med (e non transgender in generale) abbia senso farlo.
Quanto può essere violento un trattamento sanitario indesiderato?
Oltre all’impossibilità di cambiare documenti, manca una carriera alias “nazionale”
La persona non med può ottenere degli alias presso persone con cui lavora o interagisce, ma l’Italia non prevede un alias collegato con la propria identità, alias che apparirebbe a medici, docenti e professionisti vari con cui si interagisce, con vari vantaggi:
- le richieste di alias farebbero “massa critica“, facendo esistere le persone non med e portando, più avanti, a forme di riconoscimento legale;
- la persona non sarebbe appesantita da richieste “informali” di alias in cui devono continuamente raccontare la loro storia;
- la presenza di un riconoscimento legale parziale darebbe un’autorevolezza alla propria condizione e un riconoscimento legale da rispettare.

“Ma non è vero: i documenti potete cambiarli!”
Da 15 anni, quando dico che senza medicalizzazione non cambiano i documenti, mi viene detto che non è vero e che un tale li ha cambiati, senza neanche far riferimento a problemi di salute legati alla tos.
Quando però si chiede se si può leggere la sentenza, raggiungere il tale per farci due chiacchiere, si dice che vuole rimanere anonimo, come un pentito di mafia, o come uno sotto protezione testimoni.
E così si torna al punto di partenza, cioè al fatto che in Italia chi non vuole prendere ormoni non può cambiare documenti.
Alla fine penso che la fantomatica persona che ce l’ha fatta non esista davvero, ma sia solo un modo per togliere potenza politica a questa istanza o per pubblicizzare con l’inganno qualche “star” del transificio, che magari ha semplicemente ottenuto un cambio di nome (senza genere).
Se invece esiste, il suo ritiro sul monte Athos forse dovrebbe invitare a riflettere…
Diversi punti interessanti. Sicuramente la distinzione tra non binary e non med è utile nonostante la difficoltà di concepire una espressione che possa essere più convincente di non med. Mi viene in mente e chiedo: non sarebbe forse “queer” una espressione utile che ha raggiunto (negli USA) un uso riconosciuto e un significato ampio che copre tutto ciò che “non è conforme”? Certo queer non è “specifica” come lo è “non med” che indica una cosa ben precisa. Ma forse è proprio questo il punto: che attualmente ci si riconosce di più in espressioni fluide che coprono un ampio ventaglio di situazioni. Capisco che “non med” serve a legittimare un discorso sull’accettazione del cambio di “identità”, il cambio di nome, la carriera alias quando l’aspetto fisico non rispetta i canoni sociali ma allo stesso tempo è volutamente non medicalizzato.
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