Partinico è il paese in cui ho vissuto dai 5 ai 18 anni e in cui ho fatto la scuola elementare, media e il liceo scientifico.
Ho poi lasciato la Sicilia per studiare a Milano ma sarebbero passati anni prima di fare un mio percorso di consapevolezza LGBTQ.
Ho quindi poi fatto molto attivismo a Milano, 12 anni col Circolo TBGL Harvey Milk, di cui sono stato presidente, e poi sul web, e tramite questo blog, che ha un respiro più “nazionale” e che mi ha permesso di conoscere tante persone queer, anche siciliane.
Ho smesso di frequentare Partinico quando alcuni coming out sono “andati male” e sono stati seguiti da un silenzio assordante. A Milano ho fatto davvero tanto attivismo ma a volte penso che, anche solo a distanza, avrei voluto fare di più per cambiare realtà di frontiera come Partinico, ma non conoscevo nessuna persona LGBT dichiarata di Partinico.
Ne parlo in questa vecchia intervista a un collettivo che non esiste più.
Fabio Davì: perché ho deciso di intervistare una persona LGBT di Partinico
E così, per puro caso, cercando di capire se ci fossero persone queer dichiarate a Partinico, sono capitato su una pagina di un magazine locale, che pubblicizzava i Pride nei dintorni. Ahimè c’erano tanti commenti omofobi sotto, tra cui anche quello di un mio ex professore, ma mi ha colpito il garbo con cui un ragazzo di Partinico, gay dichiarato, sapeva rispondere.
Così sono entrato in contatto e ho scoperto che, oltre ad essere dichiaratamente LGBT, ha anche scritto un libro contro il bullismo, non solo omofobico, Tutti i volti del bullismo, e lo porta in giro nelle scuole, anche nel mio liceo di allora.
E così ho deciso di intervistarlo…

Intervista a Fabio Davì, persona LGBT di Partinico dichiarata
Ciao Fabio. Noi siamo coetanei, anche tu sei del 1984. Cosa ci dici di te? Cosa hai studiato e che lavoro fai? Quali sono le tue passioni?
Sono nato a Partinico, siamo quattro figli: il sottoscritto, il mio gemello e le mie due sorelle gemelle. Da sempre ho amato il disegno e i colori. Mi sono diplomato come tecnico della moda e del costume.
Proseguendo gli studi, mi sono laureato in “Arti visive e discipline dello spettacolo – ind. Decorazione” presso l’accademia di belle arti di Palermo. Partecipato a varie mostre, non solo nella mia regione, Tokio, Milano e Roma. Dopo quella per l’arte arriva la passione per la scrittura, pubblicando tre libri, di cui due a tema sociale. L’ultimo è “Tutti i volti del bullismo”, per la casa editrice Mondo Nuovo.
Nel frattempo, ho conseguito la qualifica ASACOM, come Assistente all’autonomia e alla comunicazione. Da tre anni lavoro presso tre istituti scolastici, occupandomi di “bambini speciali”. Le passioni rimangono l’arte, la scrittura, la lettura e la musica. Quest’ultima mi ha aiutato tanto.
Hai sempre vissuto a Partinico?
Ho sempre vissuto a Partinico anche se negli ultimi cinque anni ho bazzicato a Palermo in quanto legato sentimentalmente. Infatti a settembre, sposandomi col mio fidanzato, mi trasferirò a Palermo.
Hai ricevuto discriminazioni a Partinico?
In realtà non l’ho vissuta da parte degli etero di Partinico, bensì da alcuni componenti del mondo LGBT+, poiché io ero dichiarato e a loro dava fastidio farsi vedere con me, in quanto “si nascondevano” o meglio nascondevano il proprio orientamento sessuale.
Il bullismo che hai ricevuto era omofobico oppure dipendeva dal tuo essere non conforme al “maschile tossico”?
Io non ho vissuto bullismo omofobico, poiché non lasciavo trapelare nulla. Il bullismo che ho vissuto è dovuto alla persona che ero: introversa, educata, rispettosa delle regole.
Per il branco ero il “babbo” della classe. Odiavo qualsiasi forma di violenza. La classe non mi è stata d’aiuto, neppure i docenti. Chi avrà modo di leggere il mio libro, “Tutti i volti del bullismo”, potrà conoscere la mia storia e non solo.

In che contesti sono avvenuti gli atti di bullismo? Scuola, parrocchia, spazi sportivi?
Gli atti di bullismo si sono manifestati al primo anno di scuola superiore, presso l’istituto tecnico per Geometri di Partinico. Sono una persona pigra. Da piccolo qualche volta giocavo a calcio con gli amici del quartiere, crescendo io questa abitudine l’ho accantonata.
Con la chiesa in sé non ho mai avuto un rapporto idilliaco: come ogni ragazzino che studiava fino a sabato, la domenica preferivo dormire!
In un’intervista dici di essersi sentito “diverso” fin da piccolo: riguardava i giochi che sceglievi o proprio da chi eri attratto?
In fondo in fondo ho sempre saputo che non ero come gli altri, già da piccolo, 5/6 anni, guardavo i ragazzi. Provavo sensazioni, emozioni quando li vedevo o per strada o nei film a torso nudo. Non avevo nessuna attrazione per il sesso opposto. Da piccolo dicevo che non mi sarei mai sposato proprio perché non volevo nessun contatto fisico con le donne.
Per quanto riguarda i giochi, in realtà non ho mai trovato attrazione per i giochi in sé: i pochi giochi che richiedevo erano i transformer (li ho sempre amati per il meccanismo di trasformazione) e poi giocavo con i miei coetanei ad emulare i Power Rangers, telefilm cult degli anni ’90. Dalla prima media gli interessi iniziarono a cambiare.
I giochi vennero sostituiti dai libri: li preferivo di gran lunga.

Parlaci del tuo libro, in entrambe le edizioni, e dei premi che ha vinto. È anche autobiografico? Come mai hai deciso di diventare scrittore?
Parto dall’ultima domanda, sono diventato scrittore un po’ per caso un po’ per necessità. Dopo la laurea, rimasi bloccato a casa per 2 anni e mezzo, occupandomi di nonno allettato a causa di un’ischemia. Mamma aveva necessità, mio fratello era sposato, le mie sorelle erano troppo piccole e studiavano, quindi mi sono annullato. Vita sociale pari a zero.
Dovevo occupare il tempo o la notte quando lo assistevo o i pomeriggi. Quindi decisi di mettere per iscritto il mio progetto editoriale, così venne pubblicato dopo un anno e mezzo il mio primo progetto editoriale, trattava narrativa Fantasy. “Alla ricerca dell’arma ancestrale: la falce di Saturno”, pubblicato dalla casa editrice Book Sprint.
Dietro consiglio di un ex amico, a distanza di 5 anni, mi convinse di scrivere la mia storia. Inizialmente l’idea era quella di scrivere la mia biografia. Trovandola troppo riduttiva, decisi di racchiuderla in una storia e aggiungere altre storie, raccontando le diverse “fobie”. Ecco che vede la luce la mia seconda pubblicazione “Storie come tante: con gli occhi di chi soffre”, edito da Mondo Nuovo. I progetti per far conoscere il libro erano tanti, ma con l’arrivo della pandemia, tutto ciò che stavo costruendo subì uno stop. L’anno scorso, il mio editore mi ha contattato proponendomi una riedizione del mio secondo libro, arricchendola con interventi e perché no, con altre due storie. Così ha visto la luce la mia terza pubblicazione: “Tutti i volti del bullismo”, sempre edito da Mondo Nuovo.
Grazie al secondo libro avevo avuto modo di conoscere tanta gente. Decisi quindi di usufruire delle amicizie costruite per dare più valore alla nuova versione del testo. Non solo ho aggiunto due nuove storie, che trattano di cyberbullismo e di bullismo nei confronti dei disabili, ma chiedendo all’Ispettore di Polizia di stato di Partinico di scrivere la prefazione del testo.
Un capitolo lo ha scritto un avvocato, trattando la parte legislativa del nostro Paese che si occupa di ogni forma di violenza e di discriminazione.
Infine un capitolo è stato scritto da due psicologhe e psicoterapeute, dando attenzione non solo alla vittima, ma anche il al carnefice. Quest’ultimo testo il 25 Maggio è stato premiato con una menzione speciale al concorso letterario Ipazia a Visciano Napoli, in cui sono stato omaggiato con una targa.
Nei blog LGBTQ si parla spesso di bullismo omotransfobico, ma quali sono le altre forme di bullismo?
Le altre forme di bullismo sono: la xenofobia, il cyberbullismo, bullismo fisico e verbale.
Sei arrivato molto vicino al suicidio?
In effetti ci ho pensato. L’ho fatto proprio a scuola, mentre eravamo in ricreazione, avevo pensato di farla finita, lanciandomi dal balcone della struttura, dopo che i miei compagni mi chiusero fuori abbassando la tapparella. A rinunciare all’idea è stata l’amore che provo per mia madre.
Anche tu ti sei dichiarato più o meno all’età in cui l’ho fatto io. Secondo te questo è dipeso da Partinico, dalla “Generazione 84” o da entrambe le cause?
Non credo che c’entri il paese in sé. Come dice il proverbio, tutto il mondo è paese. Più che altro ad influire sono alcune persone, ma soprattutto la famiglia. Crescendo in un certo tipo di famiglia, assistendo ogni giorno ai loro comportamenti, a quello che desiderano per te, magari ti condizionano talmente da reprimere i propri sentimenti.
È vero che noi nati nell’84 non abbiamo avuto la strada spianata, ma girandomi vedo i nostri predecessori che la vita per loro è stata ancora più tortuosa. Ad oggi posso dire che di passi avanti ne abbiamo fatti, anche se ancora non possiamo sentirci liberi al 100%.
Come mai prima alla mamma e poi, molto tempo dopo, agli altri familiari? Pensi che gli uomini abbiano bisogno di più tempo per accettare la diversità?
Credo proprio di si, ogni padre vorrebbe per il proprio figlio una famiglia costituita con una moglie e dei figli. Magari poi c’è un padre chiuso mentalmente, cresciuto con modi di pensare arcaici. Quindi non è facile dichiararsi, o magari diventa solo un nostro pensiero o la nostra preoccupazione nel non essere accettato.
Ti dici pentito da questo coming out tardivo, eppure ci sono persone che si dichiarano anche molto dopo. Non pensi che comunque ogni percorso abbia la sua dignità e che forse chi si dichiara prima ha solo avuto la fortuna di un ambiente più ospitale?
Certo, ognuno ha i propri tempi e bisogna rispettarli. Parlando di me e conoscendo le reazione che hanno avuto i miei familiari, avrei potuto farlo prima, sicuramente avrei vissuto un’adolescenza almeno più serena, senza reprimere sensazioni e stati d’animo.
Non giudico chi scopre di essere LGBT in tarda età, ma giudico coloro che, sapendo di esserlo, non dichiarano apertamente il proprio orientamento sessuale.
Negano pubblicamente di essere gay o lesbiche perché non si accettano, ma in realtà lo sa l’intera comunità perché vengono visti a tarda sera in un vicolo mentre baciano persona dello stesso sesso. Ho sempre vissuto alla luce del sole dopo il mio coming out, quindi in piena libertà. Conoscendo la sensazione, potrei solo consigliare di anticipare i tempi del coming out.

Hai scelto un percorso artistico. Prima una scuola di moda, e poi l’arte. Secondo te sono ambienti più accoglienti per noi persone LGBTQ?
Assolutamente sì, il periodo scolastico più bello che ho vissuto è stato in accademia. Ognuno lì è libero di vestirsi come vuole, di amare chi vuole. Nessuno che giudica. La cosa importante è come ti rapporti con gli altri e l’impronta che lasci.
Secondo te la scuola è un ambiente accogliente per noi adulti LGBTQ? Sia professori che alunni, intendo.
Nì…sicuramente non tutte le scuole. Io per la mia esperienza ho avuto vita facile sia da parte degli alunni che da parte dei colleghi e di tutto il sistema scolastico. Includendo anche le famiglie. Come ho detto precedentemente, non importa con chi divido il letto ma come vivo la quotidianità e come mi rapporto con gli altri.
In questi anni sono venuto da turista a Partinico ma non ho trovato realtà LGBTQ o anche solo friendly. Su consiglio di un amico ho provato a vedere se fossero tutte “nascoste” nelle App, e in effetti lì ce n’erano tantissime, sia uomini che donne, rigorosamente senza foto, a meno che non fossero anche loro dei “fuorisede” come me. Perché accade?
Questa è una bella domanda. La maggior parte delle volte le persone LGBT del posto sono persone sposate, fidanzate o preti. Oppure persone che non hanno nessuna intenzione di farsi “etichettare” dalla società.
Però fammelo dire…in queste app (ne so qualcosa per esperienza) cercano solo incontri intimi…non prediligono ne la conoscenza e neppure una possibilità di una relazione. Definiamolo come sfogo fisico e basta. Quindi nessuno ci vuole mettere la faccia, si trovano bene nella propria confort zone.
Il velatismo, così si chiama il fenomeno per cui molte persone LGBTQ decidono di rimanere “velate”, coperte, e magari addirittura fare una finta vita etero, è molto diffuso in realtà provinciali, e a volte velati e repressi diventano quasi i principali “nemici” di chi vuole esporsi e dare un esempio di visibilità: come si può risolvere questo problema? Secondo te le nuove generazioni vi porranno fine?
Il problema si potrebbe risolvere facendo manifestazioni. La politica e la chiesa dovrebbero metterci la faccia organizzando incontri contro le discriminazioni. Dovremmo parlandone nelle scuole.
A me è successo il mese scorso per puro caso parlarne in una quinta della scuola primaria (elementare)…avevo un po’ paura.
La collega mi ha lasciato carta bianca, e mi sono relazionato con bambini, scoprendo che del mondo lgbt+ ne sanno più di me!
Conoscono l’affermazione di genere e i relativi termini, quando neppure io li conosco. Credo nei giovani e spero nella loro buona crescita anche se qualche genitore, nostro coetaneo, ancora non ha le basi per poter spiegare ai propri figli che ci sono sfumature di amore.

Hai aperto una delle prime pagine LGBTQ di Partinico. Perché secondo te le persone hanno avuto paura a generare un contatto di solidarietà tra persone LGBTQ?
I pochissimi contatti privati che ho avuto chiedevano incontri di altro genere. In pochi hanno contattato per paura di essere “smascherati”…e che si facesse loro outing. Purtroppo fin quando qui nessuno organizza e crea eventi culturali e divulgativi…questa visione di libertà e aggregazione sarà solo utopia.
Hai detto che il “velatismo” dei nostri compaesani ti ha procurato problemi a frequentare potenziali partner, che tu giustamente volevi vedere alla luce del sole. Ma poi è arrivato Marcello. Anche lui, come te, vive il suo orientamento apertamente?
Be lui vivendo a Palermo e avendo vissuto gli anni ’70 e ’80 a pieno, facendo coming out a 19 anni…lui ha vissuto libero. Ha viaggiato tantissimo. Quindi lui la sua libertà l’ha pretesa molto giovane. Io vivendo in un paese ho dovuto attendere. Ma entrambi viviamo alla luce del sole. Nessuno dei due avrebbe potuto mantenere una relazione nascosta.
Frequenti associazioni LGBTQ? Sei stato al Balestrate Pride e all’Alcamo Pride o altri pride nei paesi vicini?
Non frequento nessuna associazione. Sono stato due volte, a distanza di anni, al Pride di Palermo e mi è piaciuto, la prima volta quasi 10 anni fa e la seconda volta due anni fa col mio fidanzato.
Posso dire che non è come lo mostrano in tv…non ho visto nessuna oscenità… il massimo che ho visto ragazzi a torso nudo ma nulla di che da gridare allo scandolo.
Come ti senti ad essere uno dei pochi a Partinico che ci mette la faccia? Pensi che possa ispirare altri a dichiararsi?
Guarda l’ho fatto e lo faccio proprio per dare coraggio a chi si nasconde, soprattutto per la nuova generazione che possa vivere libera e vivere il proprio orientamento. Dopo l’intervista che ho rilasciato in un video magazine di Partinico, ho saputo dalla giornalista che ho avuto una visibilità inaspettata.
Pensa che a distanza di qualche mese una docente di Borgetto mi fece i complimenti in occasione della presentazione del mio libro nella sua scuola. Aveva visto online la mia intervista. Lessi i commenti sotto capendo che quell’intervista era proprio servita nella mia comunità.

Perché Partinico non celebra il 17 maggio o fa degli eventi durante il mese del Pride? Cosa possiamo fare per portare l’arcobaleno a Partinico?
Purtroppo questa è una domanda a cui non posso rispondere. Non perché non voglio ma… perché non ho la risposta. Posso solo ipotizzare. Forse perché siamo politicamente sotto a dei partiti che non approvano o non accettato questo tipo di commemorazione?
Forse alcuni preti griderebbero al peccato? Da dire che ormai la nostra comunità è costituita da persone adulte…i giovani sono meno e quelli che ci sono molti hanno un bagaglio socio-culturale bassissimo o quasi nullo.
Partinico nel 2024. Quanto è cambiata? Ci sono unioni civili? E se sì, come sono accolte da paese e istituzioni?
Un po’ si è evoluta, ci sono stati due unioni civili. L’ultima coppia omosessuale si è sposata precisamente a Giugno dello scorso anno: due donne alla Cantina Borbonica. Non tutti purtroppo hanno gioito per la loro unione…ma chi ama ed è felice dei giudizi o pregiudizi altrui non se ne fa nulla.
Una panchina arcobaleno, o un murales, o magari delle strisce pedonali rainbow: secondo te aiuterebbero i giovani a non sentirsi soli e trovare il coraggio di dichiararsi?
Qualche hanno fa proposi le strisce pedonali rainbow come è stato fatto a Palermo di fronte il Teatro Massimo. Purtroppo per problemi logistici venne scartata l’idea.
Poi proposi un murales, ma la proposta venne gettata nel dimenticatoio. Ad oggi molti sono i murale che vengono realizzati per sensibilizzare la comunità. L’ultimo è stato realizzato nella piazza dedicata a Danilo Dolci.
Ma nessuno ad oggi si è interessato a dedicarne uno ai diritti LGBT. Molti dicono che sono a favore delle unioni civili e che includono le persone LGBT, ma non vogliono metterci la faccia o creare qualcosa che possa rimanere nel tempo.
Un murales arcobaleno, o delle strisce pedonali rainbow, o una panchina: ti piacerebbe aiutarci a realizzare questo sogno?
Se ti interessa aiutarci a portare l’arcobaleno a Partinico, contattaci!

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