Ogni anno, arrivato giugno, vedo le gambe dei miei colleghi e delle mie colleghe scoprirsi.
Le colleghe sfoggiano cortissimi pantaloncini rosa, bianchi e di colori pastelli.
I maschi sfoggiano invece gambe pelose con bermuda di colori freddi, scuri, verdi militari.

Io mi consumo dentro a lunghi pantaloni di lino, perché scoprire le gambe mi comporterebbe l’obbligo di depilarle.

Poi arriva agosto, le ferie. Io e i mio compagno siamo in giro per i laghi, o in piscine ed acquapark, o al mare, in Liguria.
Lo sguardo di alcuni maschi etero, non tutti, va alle mie gambe.
In piscina è difficile avere “passing”. Devo comunque coprire la parte superiore del corpo e chi la copre viene riconosciuto come donna.
Guardano il mio compagno e, forse immaginandolo etero, si chiedono come sopporti che io non abbia dei bei polpacci depilati, come le loro donne.
Mi guardano, e mi verrebbe da dire “guarda che ne anche io ti scoperei, tranquillo!”

Ogni anno la tentazione è forte. Basterebbe un rasoio, da ripassare con costanza giorno per giorno, per porre fine a questi sguardi inorriditi e imbarazzi.
Se lo faccio, però, le cose non cambieranno mai.
Se non inizieranno ad abituarsi a vedere corpi non conformi e non binari, continueranno a pretenderlo per sempre.

Depilarsi non è “da donna”. Il mio compagno si depila, e anche questo crea “sgomento”, anche se inferiore a quello generato da un corpo xx non depilato.
Forse se fossi un uomo biologicamente maschio mi depilerei, ma le mie gambe naturali mi danno euforia di genere, e non farei mai qualcosa che di fatto è obbligatorio, e quindi non potrebbe mai davvero essere visto come autodeterminazione.

Non so se vorrei uscire con le gambe pelose anche se fossi donna cisgender, ma sono sicuro che molte donne cisgender lo vorrebbero. Eppure, anche molte femministe agguerrite alla fine, per sottrarsi a sguardi inorriditi, depilano almeno i polpacci.

Ricordo, a 13 anni, quando andavo in piscina con una mia vicina di casa e sua madre: avevano un pass per entrare in un rinomato villaggio turistico. Un giorno, la signora, tutta imbarazzata, disse a mia madre che “doveva” depilarmi le gambe, altrimenti non mi avrebbero più portato.
Ed è da allora, e per molto tempo, che queste gambe, come sono naturalmente, mi hanno generato imbarazzo: ho provato io quell’imbarazzo e quella vergogna che quella binaria signora aveva trasmesso a mia madre.
Ci ho messo tanto ad emanciparmi da quel sentimento, ma ancora adesso lo rivivo quando uomini e donne “gender conforming” guardano le mie gambe disgustati.

Forse, il mio piccolo gesto, il non depilarmi, può fare in modo che, man mano, nessuna persona non binaria provi vergogna. Qualcuno deve pur iniziare, e spero che le mie testimonianze sul blog aiutino altre persone, non med, non binary o donne cisgender a vincere questo tabù e superare l’obbligo della depilazione obbligatoria dei corpi xx.