Estate e corpi xx non binari: c’è autodeterminazione in un costume da bagno?

Andare al mare, in piscina, in un acquapark, quando sei un ragazzo xx, non med o non binary, pone delle problematiche: cosa voler coprire, cosa dover coprire, c’è sempre un dress code o qualcuno che decide per noi. E così scopri di avere qualcosa in comune con chi chiede un “costume non regolamentare” per motivi religiosi…

 

Mare, piscina ed acquapark se sei un ragazzo xx…

Da quando vivo a Milano e non ho tempo/voglia di spostarmi d’estate ho smesso di fare “il bagno”, che si tratti di mare o piscina, non perché non sia un amante dell’acqua, ma soprattutto perché non amo il caldo e il sole, e quindi non si è posto il problema “costumi per uomini xx”.
C’è stata qualche eccezione nei mari della Sicilia, dove ho fatto il bagno in bermuda e maglietta da surf, grazie al consiglio di un amico ftm, ma il mare è di tutti, e nessuno può permettersi di giudicare o chiedere che tu te ne vada.
Diversa è la situazione in spiagge private, piscine estive e non, acquapark, dove non è detto che io possa avere accesso, visto che il mio corpo richiede un costume “non regolamentare”, visto che ovviamente non intendo indossare i costumi commercializzati per le donne, bikini o interi che siano.

 

 

 

Il sessismo dei costumi commercializzati per le persone xx 


Entrambi i costumi sono pensati per valorizzare i corpi femminili agli occhi dell’osservatore (maschio etero o donna che si sente in competizione estetica): il bikini per le “magre”, l’intero per le “grasse” (quindi con una generosa scollatura che valorizza i grandi seni). So che i linguaggi che ho scelto faranno rotolare le femministe, ma descrivo solo la realtà sessista ed eteronormativa che condiziona il mercato dei costumi per “donne”, e chi descrive non “commette peccato”.
Per ovvi motivi, io voglio sottrarre il mio corpo da queste aspettative e fraintendimenti, ma di certo non posso mostrare parti che non sono come quelle “attese sul corpo di un ragazzo”, come il petto. Possibile nascondere il petto alla vista senza ricorrere a costumi con ampie e sexy scollature e “sgambature”? Il mercato non sembra offrire alternative, un mercato che mi pesa consultare, perché ormai da anni non interrogo il reparto donna per nessun capo.
Così, ho comprato una maglietta nera da surf e ho fatto rimuovere le maniche da un sarto “express”.

Costumi succinti e peluria


Rimane la parte sotto: per le donne viene commercializzato il costume sgambato, sia che sia il pezzo sotto del bikini, sia che sia il costume intero: è pacifico che la donna debba ricorrere a depilazioni per indossarlo, totali o “moicane”, ed è ovvio che io non voglia ricorrere a questi sistemi. Rimangono le alternative dei boxer aderenti e corti o quelli enormi a bermuda, più appariscenti su un corpo xx (e quindi più a rischio “censura”), ma che coprono la naturale peluria che circonda i genitali e che un ftm non ha così tanta voglia di rimuovere.
Rimangono i peli sulle gambe, quelli che se vai in vacanza tutti guardano, giudicando, schifando, anche la donna che ti vede donna, come mi è successo in vari luoghi turistici, ma anche in giro per Milano in pantaloncini.

Un Acquapark Burkini-Friendly

Così, armato di costume sotto da uomo, e costume sopra (la maglietta da surf dello stesso materiale dei costumi, ma smanicata), ho consultato i siti degli acquapark, scoprendo che un noto parco acquatico milanese era criticato nelle recensioni perché faceva fare “il bagno vestiti”. I commenti puzzavano di leghismo e attacco alle donne musulmane col burkini.
Cercando di sfruttare a mio favore la questione, ho scelto quel parco per trascorrere il Ferragosto col mio compagno.
Il posto, all’estrema periferia di Milano, era popolato esclusivamente da tamarri ipertatuati e persone di religione musulmana, molte delle quali entravano in acqua interamente vestite, nonostante il cartello permettesse solo tre tipi di costumi: costume da donna (bikini o intero), bermuda da uomo, burkini in materiale idrorepellente. Tassativamente vietate le magliette e i pantaloncini per la donna, le magliette per l’uomo, vestiti ingombranti al posto del burkini. Sembrava evidente che il punto fosse che dovevi vestirti di materiale idrorepellente, come quello dei costumi: tutto qui. 

Binarismo e scelte estetiche

Ho avuto modo di vedere una ragazzina butch che aveva scelto come opzione un bermuda da uomo e un top a triangolini e laccetti per coprire il suo piccolo seno. I ragazzi erano tutti inspiegabilmente in bermuda, con mutande sotto: sembra sparito il costume maschile a slip, per un’estetica sempre più differenziata tra maschi e femmine. Insomma: l’Acquatica park, caotico, popolato da bagnini a volte aggressivi con l’utenza musulmana (e ci sarebbe da dire tanto in merito) permette a chiunque di entrare in acqua come si vuole, nonostante i cartelli pongano delle restrizioni. 

Le persone xx di genere non conforme “campano di rendita” grazie alle donne musulmane?


Giorni dopo, siamo stati ad un piccolo acquapark della provincia di Monza, una piscina comunale convertita con scivoli: qui tutti “occidentali”, in bermuda e bikini, e solo una signora in burkini, più un anziano il maglietta da surf. Anche in questo acquapark nessuna critica per la mia canotta-costume e il mio boxer, e neanche per le gambe pelose.
Mi chiedo se la mia libertà nel vestire dipenda esclusivamente dall’esistenza del “dress code” musulmano. Prima del burkini, il cartello avrebbe indicato “solo” il bermuda per gli “xy”, il bikini/intero (sgambato e con scollature) per gli “xx”, e niente altro?
E’ il burkini che ha posto il problema del “basta che sia di materiale idrorepellente”?
I regolamenti delle piscine, prima, cosa intendevano per “costumi regolamentari”?

Finirà che il burqa mi starà simpatico?


Un tempo ero sicuro di voler togliere burqa e niqab a donne, al parco in compagnia dei loro compagni, loro invece a petto nudo o in canottiera, e metterlo magari proprio ai maschi della loro famiglia: se è un capo così bello e tradizionale, perché non estenderlo anche ai maschi?
Pensavo che, come persona xx, se fossi nato all’interno di quella cultura, quella “censura” sarebbe stata imposta a me.
Poi, però, penso al fatto che la censura del burkini propone al suo posto un costume altrettanto sessista: sgambato e con scollature.
In sostanza, che siano mariti e padri ottusi e sessisti, che sia il regolamento di una piscina, tutti vogliono dire alle persone xx come vestire, e il loro fare altro disturba, senza un vero e proprio motivo, come disturbano i peli sulle mie gambe.

Se sei donna/persona xx qualcuno decide per te


Costumi “regolamentari”, quella parola che frulla nella mia testa: regolamentari per chi?
L’uomo è comodo, col suo largo bermuda, il suo petto nudo, mentre la persona dotata di corpo xx, tendenzialmente donna, ha due tipi di scelte “regolamentari”: coprirsi interamente sotto 40 gradi all’ombra o mostrare l’inguine depilato, la generosa scollatura, tutto a misura dell’uomo etero che osserverà e deciderà se è una bella vista, e delle altre donne, anch’esse vittime del/conniventi col patriarcato, che giudicheranno se la tenuta dell’altra donna è o meno appropriata.
Se la mia possibilità di fare il bagno in boxer e canotta, entrambi “idrorepellenti”, è garantito dal fatto che “per scelte religiose” un corpo in acqua possa essere coperto, ciò dovrebbe farmi arrabbiare o dovrei sentirmi garantito da questa possibilità “paradossale” a me concessa?

Meglio la padella o la brace?


Quanto può essere legittima una “regolamentazione” che chiede di scoprire non un viso, ma un corpo? Il costume commercializzato per le donne è più o meno antifemminista di un burkini? Perché un uomo xy può mostrare il petto nudo e tutti gli altr* no?
Il problema è nella nudità di un corpo o nella morbosità di chi lo guarda? E’ più grave obbligare a coprire un intero corpo xx o la regola non scritta che impone di depilarlo?
So già che il linguaggio di questo articolo offenderà i/le più, ma non mi interessa. Come, se, quanto coprire il mio corpo è un tema di cui sono e devo essere padrone, così come il fare valutazione sugli sguardi che questo corpo, solo perché xx, riceve, e se questi sguardi sono di disprezzo o di desiderio (comunque sgraditi).
Forse la verità è che sono temi su cui ci sono troppi tabù e politically correct, e dei quali è diventato impossibile parlare senza finire per doversi per forza battere il petto come (presunti) privilegiati, ma è il non parlarne che fa perpetuare il fatto che, che siano stilisti gay occidentali o mariti fondamentalisti religiosi, il corpo xx è sempre normato da qualcun altro.