Quale doppiaggio rende maggiormente giustizia ad un personaggio transgender?

Un tentativo di riflessione equilibrata e non ideologica da parte di un attivista transgender che, un po’, ha potuto conoscere il mondo del doppiaggio

Io e il doppiaggio, non è mestiere per non binari…

Che l’Italia è nota in tutto il mondo per la sua scuola di doppiaggio è risaputo. Il tema è oggetto di polemiche relative all’eterno conflitto tra sostenitori del doppiaggio e sostenitori dei sottotitoli, ma viviamo in un’epoca in cui le tv on demand permettono a tutti i tipi di spettatori, compresi ipovedenti e ipoudenti, di scegliere la modalità preferita.

Da giovane, avevo una grande passione per il doppiaggio. Io, persona transgender e non binaria, non mi sentivo a mio agio su un palco (anche se ho fatto qualche spettacolo di teatro contemporaneo con la compagnia teatrale del mio ateneo), mentre mi sentivo più a mio agio a dare voce a personaggi poco genderizzati, preadolescenti, animali parlanti dei cartoni animati. E’ per questo che ho seguito qualche corso di dizione e comunicazione, e ho assistito a qualche turno di doppiaggio, scoprendo l’affascinante iter del doppiaggio nelle sue fasi: il lavoro del fonico, brusii, fiati e  fegatelli, affidati spesso a noi principianti ed amatori, l’adattamento dei dialoghi, a volte affinato proprio durante il turno di doppiaggio, la colonna separata della voce protagonista, gli spunti dell’interpretazione proposti dall’interprete.
E così, i personaggi che parlano in altre lingue, prendono vita in italiano, animati dai nostri doppiatori e doppiatrici, dopo un attento lavoro di scelta della voce giusta.

Personaggi transgender e non binary: che scelte di doppiaggio sono state fatte?

Negli ultimi decenni, i personaggi transgender e non binary sono stati affidati sia a doppiatori/trici del genere d’elezione del personaggio (come nel caso di Agrado, di Tutto su mia madre, del 1999, doppiata da Veronica Pivetti), sia del sesso biologico del personaggio (nel caso di alcuni doppiatori “caratteristi” che doppiavano delle donne trans, talvolta il modo macchiettistico). In Orange is the new black la detenuta transgender Sophia Burset è doppiata da un uomo dal timbro profondo (i timbri femminili profondi venivano impiegati anche per le donne di colore, una scelta oggi contestata).
Già nel film francese del 2011, Tomboy, il bimbo ftm è doppiato da un doppiatore bambino. In Transamerica, attrice e doppiatrice sono donne cisgender (non transgender), e hanno scelto di usare un timbro profondo per rendere realistico il personaggio.
Negli ultimi anni, il doppiaggio delle donne transgender è stato affidato a doppiatrici donne, dal timbro non particolarmente profondo, come Dreamer, super eroina della serie Super Girl, o le protagoniste della serie Pose.

Fedeltà del timbro, immedesimazione, rispetto, comprensione del personaggio: a quali parametri dare la precedenza?

Il problema è causato dal fatto che quasi tutti i doppiatori e doppiatrici professionisti/e sono uomini e donne cisgender, e quindi al momento la scelta è tra una voce di un doppiatore del sesso biologico del personaggio/interprete oppure un doppiatore dell’identità di genere del personaggio/interprete.

Proviamo a capire quali sono le conseguenze di queste scelte.

  • Scegliere un doppiatore che, col personaggio, ha in comune solo il sesso biologico, può anche dare la possibilità (ma non è detto), di avere un timbro simile (parametro, come già detto, importante nella scelta delle voci, per tradizione, ma che non va sopravvalutato), ma ha diversi problemi, sia dal punto di vista dell’interpretazione (costringe un doppiatore uomo ad interpretare una donna e viceversa, con risultati, talvolta, poco realistici), e genera una mancanza di rispetto per il personaggio/interprete.
  • Scegliere un doppiatore che ha lo stesso genere d’elezione del personaggio ha grandi vantaggi: il rispetto identitario del personaggio, una recitazione più credibile, la possibilità di una migliore immedesimazione, e il grande vantaggio di far sì che lo spettatore non sia distratto da una voce poco in linea con la personalità del personaggio e riesca a percepire la reale identità di genere del personaggio.

Rimane un solo problema: a volte alcuni personaggi, donne transgender doppiate da donne cisgender, o uomini transgender doppiati da uomini cisgender, sono faticosi da “leggere” come persone transgender e, sembrando non transgender, rendono le descrizioni di momenti di transfobia, causati dalla mancanza di passing (anche a causa della voce), meno efficaci .

Oggi il doppiaggio affronta un problema che dieci anni fa il cinema ha già affrontato

In passato, prima che gli attori e le attrici transgender diventassero così tanti, andava deciso a chi affidare l’interpretazione di un personaggio transgender. Ad esempio, Hillary Swank ha interpretato l’ftm Brandon Teena, in Boys don’t cry, negli anni ’90, ma già nel 2011 viene scelto un attore uomo (molto androgino) per interpretare, in Romeos, il ragazzo ftm Lukas.
Oggi, gli attori ftm non sono più così pochi: in Tales of the city è un ragazzo ftm ad interpretare un personaggio ftm, ma rimangono ancora pochi i doppiatori e le doppiatrici transgender e non binary

Alcune idee per addetti ai lavori

Per aiutare lo spettatore a comprendere che un personaggio sia transgender (se è necessario ai fini della trama), si potrebbe optare per una soluzione intermedia e creativa: scegliere doppiatori dell’identità di genere del personaggio, ma preferire doppiatori e doppiatrici con timbri androgini, o esaltare l’androgina del timbro con l’effettistica, come avviene già negli audiolibri, dove la voce narrante viene scurita o schiarita con effetti quando ci sono i dialoghi di personaggi di genere ed età diversa.
Inoltre, non mi fossilizzerei troppo nell’idea che non ci siano doppiatori e doppiatrici transgender e non binary, perché l’ambiente dello spettacolo è pieno di persone LGBT, anche non dichiarate, e non escluderei che molti doppiatori/doppiatrici sono transgender/non binary, ma non si dichiarano proprio perché fino ad adesso il panorama dei possibili personaggi da doppiare era molto binario, e dichiararsi significava rimanere fuori dal mercato del lavoro, o costretti a pochi ruoli stereotipati.
Un nuovo taglio al doppiaggio, che desse spazio a queste voci, le valorizzasse, potrebbe liberare persone nell’armadio da decenni.

E se venissero scelte persone transgender e non binary, non professioniste del doppiaggio?

Negli anni Zero, quando assistevo ai turni, sentivo le ire funeste di direttori del doppiaggio e doppiatori, rivolte verso i cosiddetti talent, personaggi famosi (vallette, calciatori, DJ), non attori/non doppiatori, a cui veniva affidato il doppiaggio di un personaggio. La tradizione nasce negli USA, in cui i grandi attori di Hollywood (pensiamo a Tom Cruise in Aladdin) interpretano, ad esempio, personaggi Disney o dei cartoni animati 3D, ma non dimentichiamo che in America gli attori sono abituati a ridoppiarsi in post produzione. In Italia, spesso, queste persone imparavano a doppiare al momento, aiutati dai colleghi esperti, ma a non sempre il risultato era felice, e venivano mantenute inflessioni dialettali e poco spessore recitativo. Se a portare alla scelta di un talent c’erano ragioni di botteghino, in questo caso la ragione sarebbe politica con una fortissima valenza simbolica. Un doppiatore non binary/transgender, magari del mondo dell’attivismo, potrebbe dare il buon esempio, e far capire a tanti giovanissim* transgender e non binary che studiare doppiaggio potrebbe essere una strada.
Inoltre, penso che un “talent” transgender/non binary sarebbe anche meno spocchioso di una velina, di un calciatore o di un DJ, e sarebbe felice di imparare.

A volte l’interprete è transgender, ma non il personaggio: la richiesta di ridoppiare Laverne Cox

Non dobbiamo dimenticare che a volte l’ìnterprete è transgender/non binary ma il personaggio non lo è. In questo caso, sicuramente va scelto un doppiatore della stessa identità di genere dell’attore/attrice, senza preoccuparsi che la condizione transgender sia rivelata dal timbro.
Questa precisazione ci porta a raccontare del caso del film Una donna promettente, che ha recentemente scatenato una bufera.

Laverne era stata doppiata da un uomo anche quando ha intepretato la detenuta trans Sophia Burset in Orange is the new black. In questo nuovo film, però, Laverne interpreta una donna di cui non è specificata la condizione transgender, e affidare il doppiaggio a Roberto Pedicini, preparatissimo doppiatore da me amato nell’infanzia (adoravo Jim Carrey, di cui è il principale doppiatore), credo sia stato un errore.
I doppiatori vengono ingiustamente accusati di tante cose (ad esempio della censura degli anime, che però è opera degli adattatori dei dialoghi), ed è un errore insultare Pedicini, visto che semmai la scelta è stata del direttore del doppiaggio. Il Guardian e Vittoria Schisano segnalano la transfobia, magari involontaria, di questa scelta. La committenza (la Universal Pictures) chiede il ridoppiaggio.

La triste trasmissione con Roberto Pedicini Ospite sul caso Laverne Cox

Stimo Roberto Pedicini, e mi rendo conto che la sua indignazione sia mossa dal pensiero di aver buttato il suo lavoro, ma la Universal Pictures non ha torto quando considera irrispettosa verso Laverne la scelta di un doppiatore uomo. Nell’insistere sull’importanza della fedeltà del timbro, sottolinea quanto il timbro di Laverne sia poco femminile, con i due conduttori che invitano a chiudere gli occhi per capire se, sentendo la voce, gli spettatori immaginano una donna o un uomo. Parla con una vena di disprezzo (usando l’altra trans) anche di Vittoria Schisano. La trasmissione si conclude con critiche alla cultura del politicamente corretto. Stimo molto Pedicini, ma è poco informato (e involontariamente poco rispettoso) delle soggettività transgender e non binarie.

Conclusioni

L’ascesa di interpreti e personaggi transgender e non binary regala al pubblico gender non conforming la possibilità di storie di successo in cui identificarsi, potrebbe spingere giovanissime persone transgender e non binary a prendere questa strada professionale, e altre, meno giovani, che sono già doppiatori/doppiatrici a dichiararsi.
Quello di cercare soluzioni rispettose per personaggi e interpreti transgender e non binary dovrebbe essere una priorità, perché le storie transgender narrate saranno sempre di più, ed è importante raccontarle nel modo giusto.