Bimbi/adolescenti con tematiche di identità di genere: come agire?

Questo blog ha già trattato il tema dei giovanissimi transgender, o sarebbe meglio dire degli e delle adolescenti con una tematica di identità di genere, in preparazione dell’evento Milk che aveva come relatrice la Dott.ssa Roberta Ribali, a cui avevo rivolto questa intervista.
Nelle domande mi ero volutamente concentrato sulla socializzazione dell’adolescente “gender variant“, e sulla libertà di espressione che famiglia, scuola e società dovrebbero dare a queste giovanissime persone bisognose di sperimentarsi.

katie_arin

Di due settimane fa, questa notizia:

La Commissione consultiva Tecnico-scientifica dell’AIFA ha ritenuto didare parere favorevole alla richiesta sottoscritta da SIE, SIAMS, SIEDP e ONIG di inserimento della Triptorelina nell’elenco istituito ai sensi della Legge n 648/96 per l’impiego in casi selezionati in cuila pubertà sia incongruente con l’identità di genere (Disforia di Genere).Successivamente, in seguito a richiesta di AIFA, il Comitato Nazionale per la Bioetica ha espresso una posizionefavorevole sulla eticità di tale intervento medico, purché venga proposto da una equipemultidisciplinare e specialistica in casi attentamente selezionati.

Molti articoli a tema chiariscono che la somministrazione sarà valutata con prudenza e caso per caso.

Il mondo dell’attivismo omosessuale “cis” sta riprendendo un dibattito d’oltreoceano che porta statistiche sul fatto che la maggior parte dei bimbi/e “genderfluid” in realtà crescendo manifesta un’identità omosessuale cis: ragazze butch e ragazzi gay “effeminati“, e che quindi se si fosse intervenuti con gli ormoni inibitori in questi casi sarebbe stato un errore (nel caso che questi farmaci avessero effetti collaterali, ma premetto che sul tema non sono preparato, visto che la mia esperienza “non med” non mi ha sensibilizzato o dato uno slancio a informarmi sulla parte medicalizzata della transizione).
Aggiungo anche una mia personale perplessità: non so se questi farmaci possano alterare la futura fertilità, ma faccio presente che a quell’età si sottovaluta molto l’eventuale desiderio di genitorialità.

Quello che rivendicano alcuni di questi pensatoti d’oltreoceano (ma anche alcuni pensatori, uomini e donne omosessuali italiani/e, come i relatori della conferenza “4 elementi di critica LGBT“, in particolare Massimo D’Aquino, Giovanni Dall’Orto e Daniela Danna) è che la società possa iniziare a spingere verso una “normalizzazione eteronormativa” dei giovanissimi e delle giovanissime, portatori e portatrici di ruoli di genere difformi, e di orientamenti sessuali non etero, che, non potendo essere “normalizzati” coerentemente col sesso (come la buona vecchia scuola Nicolosi suggeriva), sarebbero più accettabili come ragazzi e ragazze trans etero rispetto all’essere giovani butch e checche.
Sarebbe quindi, quella della transizione giovanile, una “teoria riparativa 2.0“.

A tenermi lontano da questa riflessione è anche il mio essere si ftm, ma ftm gay, quindi nella mia riflessione identitaria il tranello eterosessista è stato assente: non dovevo scegliere tra il lesbismo e una “comoda” eterosessualità maschile.
Non amo sovradeterminare i percorsi altrui, ma è vero che diverse persone, spesso poco scolarizzate o molto giovani (spesso persone di genetica xx), si approcciano al percorso psicologico credendosi trangender per poi capire che si trattava di una tematica di ruoli di genere e/o di orientamento sessuale.

Ciò non toglie che per quei ragazzini/e che portatori/trici di una tematica di identità di genere lo sono davvero, queste paure degli adulti, o degli attivisti, non devono diventare un cappio. Se è legittimo riflettere sul pericolo di trattamenti sanitari superflui, o somministrati per un’errata analisi della situazione e delle esigenze del o della giovane, non riesco a capire perché, invece, non si dovrebbe dare piena libertà di espressione e sperimentazione a queste giovanissime persone.
Perché si dovrebbe vietare loro di presentarsi, in famiglia o a scuola, col nome scelto? Perché non permettere loro di provare la “socializzazione” nel loro genere (presunto) d’elezione? Di indossare i vestiti che desiderano, giocare coi giocattoli che preferiscono, ridisegnare la loro adolescenza o preadolescenza rispetto ai loro desideri?

Cosa impedirebbe poi a queste giovani persone, ad un certo punto della loro adolescenza, di fare un passo indietro, far ricrescere (o tagliare) i capelli, e ripensarsi come cis (omo o etero non importa)?
Castrare questa sperimentazione è controproducente in tutti i casi, anche dal punto di vista del genitore preoccupato che spera che la questione rientri, e non capisce che mettere dei limiti non fa altro che rendere il ragazzino/a ancora più frustrato/a.

Se quindi posso pensare che non ci sia transfobia, ma solo una seria preoccupazione, in chi sollecita alla prudenza in tema di ormoni inibitori, penso che possa essercene in chi chiede di “impedire” a questi ragazzini/e di sperimentare.

E’ vero, soprattutto per le bambine nate xx potrebbe esserci un desiderio di esprimersi al maschile dovuto alla “castrante” e “sessista” educazione secondo stereotipi femminili, che le giovanissime ricevono, paradossalmente, in dosi ben peggiori di quella “somministrata“, ai tempi a noi, che oggi siamo trentenni. Il binarismo dei ruoli è tornato alla grande a cominciare dai giocattoli, e concludendo coi modelli televisivi. Eppure delle tante giovanissime persone che si reputavano “maschiaccio” e volevano “essere ragazzi“, molte adesso sono madri, mogli, o attiviste lesbiche, molte ma non tutte. Quindi, da attivista trans, vi chiedo di non dimenticare i giovanissimi ftm, e di permettere loro, tramite un percorso psicologico ben fatto, e affidato ai (purtrippo pochi) professionisti competenti, e non ideologizzati in nessuna direzione, di capire se si tratta di una tematica di ruoli di genere oppure vi è qualcosa di più profondo e identitario.

Se è giusto che gli attivisti omosessuali e lesbiche difendano i loro piccoli, anche noi transgender difendiamo i nostri, e la loro libertà di esprimersi e sperimentarsi.