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Recensione di Testo Tossico di Paul B. Preciado

Leggere Testo Tossico di Paul B. Preciado significa attraversare un testo che è insieme diario intimo, saggio politico e provocazione estetica. Pubblicato nel 2008 (quando io iniziavo la mia affermazione di genere non medicalizzata), è diventato presto un classico della teoria queer contemporanea, un libro che racconta non solo l’esperienza di un corpo in trasformazione ma anche il modo in cui il potere disciplina, medicalizza e normalizza i desideri.

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La critica al Testogel e al foglietto illustrativo

Uno dei momenti che più mi hanno colpito è la lettura che Preciado fa del foglietto illustrativo del Testogel, il gel di testosterone che l’autore utilizza nella sua auto-somministrazione. Quel piccolo foglio, apparentemente neutro e tecnico, diventa nelle mani di Preciado un documento di potere.

Il bugiardino dà per scontato che chi usa il gel sia un uomo cisgender che ha rapporti con donne. E non solo: mette in guardia con tono allarmato contro il contatto “accidentale” di una donna con il testosterone, definendolo “gravissimo”. Come se la femminilità fosse un campo da proteggere da contaminazioni indesiderate, mentre la mascolinità fosse norma, standard, neutralità.

Questa osservazione, tanto semplice quanto illuminante, rivela come anche un foglio medico possa incarnare un intero sistema eteronormativo e sessista.

Videopenetrazione: tra pornografia e rituale

Un altro passaggio che mi ha profondamente incuriosito è quello dedicato alla videopenetrazione. Preciado descrive un atto che a prima vista può sembrare esibizionista, volgare, quasi feticistico: la rasatura delle zone intime, la rasatura dei capelli, l’indossare un harness in modo rituale.

Eppure, dietro questa messa in scena, c’è qualcosa di molto più profondo. L’eco di un amico morto e la volontà di incarnare una forma di mascolinità anche “per lui” trasformano l’atto sessuale in memoria, in lutto e in rinascita. Qui Preciado dimostra una capacità straordinaria: trasformare il corpo in un archivio politico e affettivo, un luogo in cui il desiderio e il dolore si intrecciano.

Transizione medicalizzata e controllo

Testo Tossico è anche un grande manifesto sul tema della transizione medicalizzata. Preciado racconta la sua esperienza di assunzione del testosterone al di fuori dei protocolli medici ufficiali: una sorta di “fai da te” politico, un gesto di riappropriazione del proprio corpo.

Questa scelta, tuttavia, è anche una critica esplicita al controllo esterno. L’idea che la medicina stabilisca chi è “abbastanza trans” per ricevere ormoni viene smontata pezzo per pezzo. Il corpo, dice Preciado, non appartiene alla medicina né allo Stato: è un campo di sperimentazione individuale e collettiva.

Il senso di colpa degli ftm ex lesbica

Una riflessione particolarmente potente riguarda il senso di colpa degli FTM provenienti dal mondo lesbico o femminista. Preciado scrive della tensione tra due etichette opposte: “sono una femminista drogata di testosterone o un uomo trans drogato di femminismo?”.

Personalmente non provengo da quel mondo: non ho vissuto la transizione dall’essere lesbica o femminista radicale, e quindi non porto con me quel senso di colpa o di tradimento. Ma trovo affascinante osservare come molte persone trans maschili vivano questo conflitto. È una testimonianza preziosa delle contraddizioni interne ai movimenti e dei debiti simbolici che ciascun corpo si porta dietro.

Dal lesbismo al pansessuale

Un altro passaggio che scuote e sorprende è il racconto del passaggio da “donna lesbica” a “uomo gay” — o, più precisamente, a pansessuale. Preciado sottolinea come questo salto non avvenga attraverso la penetrazione da parte di un uomo biologico gay, ma tramite l’autopenetrazione anale.

Il gesto sembra carico di eco lesbica: il corpo che si dà piacere da sé, senza bisogno dell’altro come agente attivo. Qui la trasformazione di genere passa da un atto che non rimuove la memoria lesbica, ma anzi la ingloba. È una visione che destabilizza le categorie nette e mostra la complessità di una sessualità che non smette di reinventarsi.

Marxismo e corpo

Infine, un aspetto che ho trovato interessante, pur sentendolo in parte estraneo, è il marxismo che attraversa il testo. Preciado legge il testosterone, il sesso, la pornografia e i corpi in termini di produzione e consumo, come parte del capitalismo farmacopornografico.

Personalmente non vengo da una formazione marxista e spesso trovo queste categorie distanti. Eppure, studiarle attraverso la lente di Preciado è stimolante. Il modo in cui intreccia economia politica e sessualità è provocatorio: mostra come anche la più intima delle pratiche corporee sia inscritta dentro logiche di potere e mercato.


 

Testo Tossico non è un libro semplice. È crudo, a volte volutamente scomodo, spesso contraddittorio. Ma è proprio questa sua natura ibrida a renderlo straordinario. Preciado riesce a trasformare il testosterone in un dispositivo teorico, la pornografia in un rituale politico, la transizione in un atto di disobbedienza.

Quello che rimane, a lettura conclusa, è l’idea che i corpi non siano mai neutri. Ogni scelta, ogni gesto, ogni molecola che introduciamo in noi stessi diventa anche un atto politico.

E forse è proprio per questo che Testo Tossico continua a essere, a distanza di anni, un testo imprescindibile: perché non ci lascia mai spettatori, ma ci obbliga a interrogarci su come viviamo, amiamo e trasformiamo i nostri corpi.

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