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Barba, capelli e affermazione di genere transmasc: tra rituale, kink ed euforia

Parlare di affermazione di genere transmascolina significa spesso concentrarsi su ormoni, chirurgia, documenti. Ma c’è un elemento più quotidiano e allo stesso tempo profondamente politico: barba e capelli. Non sono semplici dettagli estetici: diventano riti di passaggio, segni di euforia di genere, momenti di compiacimento che possono persino sfiorare il kink.

hairlover lgbt


Preciado e la videopenetrazione: un haircut rituale

Leggendo Testo Tossico di Paul B. Preciado, a colpirmi è stata la parte sulla videopenetrazione. Si tratta di un reportage in cui l’autore accompagna il rituale dell’assunzione di Testogel con un haircut altrettanto rituale: prima rasatura a 1 cm, poi a zero.

I pezzi lunghi, di un centimetro, vengono conservati e trasformati in baffi a manubrio: un gesto che attinge alla tradizione drag king e che trasforma l’haircut in performance. La scena comprende altri rituali che non rivelerò per non rovinare la lettura, ma è chiaro che qui il taglio dei capelli diventa rito di affermazione e riscrittura del corpo.


Tagli rituali e testosterone: un binomio frequente

Questo episodio mi ha fatto riflettere su quanti tagli rituali ho visto coincidere con la prima assunzione di testosterone o con la presa di coscienza del proprio essere transmasc.

I capelli diventano così oggetto identitario: non solo ornamento, ma parte del percorso.
Eppure, il contesto sociale rende difficile questo passaggio:

  • molti barbieri non accettano clienti che non sembrano “maschi biologici”;

  • i parrucchieri, invece, tendono a femminilizzare il taglio, tradendo la richiesta.

Di fronte a queste barriere, nasce spesso l’auto haircut: rasature fatte in casa, magari imperfette, ma cariche di valore simbolico. Ogni errore tecnico diventa insignificante di fronte alla forza dell’atto: prendersi i propri capelli significa prendersi il proprio genere.


Capelli lunghi come ultimo respiro

C’è anche un fenomeno opposto. Una persona che finalmente ottiene passing grazie al testosterone può sentirsi autorizzata a far ricrescere i capelli, almeno finché non subentra la caduta tipica della terapia ormonale o dell’isterectomia.

È un momento particolare, quasi un ultimo respiro con i capelli lunghi: un modo per riappropriarsi di un’immagine che prima era negata, perché letta in chiave femminile. Con il passing, invece, i capelli lunghi non cancellano più la virilità conquistata: diventano ornamento scelto, non imposizione.


Quando l’affermazione sfiora il kink

La lettura di Preciado fa emergere un punto cruciale: il kink come parte dell’euforia di genere transmascolina.

È noto il crossdressing maschile che si femminilizza ritualmente per ragioni fetish. Meno noto è quanto l’euforia transmasc — quel sentirsi finalmente sé stessi contro tutti — possa contenere anch’essa un elemento hairkink e hairlover.

Pensiamo al compiacimento di:

  • indossare finalmente una giacca di pelle;

  • infilare pantaloni militari o anfibi con punta rinforzata;

  • portare una canottiera aderente sopra il binder;

  • mettere un profumo speziato;

  • allenare petto e braccia per sentirsi più forti;

  • ottenere una sfumatura alta dal barbiere.

Quanto di tutto questo è semplice compiacimento estetico, quanto è euforia di genere, e quanto è anche kink?


Affermarsi contro i divieti sociali

In un mondo in cui vestiti, accessori e haircut sono marcatori rigidi di genere, superare i divieti diventa un atto politico ed erotico insieme.

Se un barbiere può cacciarti perché non sei “abbastanza uomo biologico”, se in un negozio ti indirizzano sempre verso il reparto femminile, allora riuscire a ottenere ciò che desideri diventa affermazione di genere e insieme trionfo personale.

Ed è proprio lì che nasce quel gonfiarsi di orgoglio, quella sensazione che sfiora il kink: prendere ciò che ti spetta, contro tutto e tutti.


Kink e legittimità del percorso

A questo punto sorge la domanda: se nell’euforia di genere transmasc c’è anche un elemento kink, questo delegittima il percorso?

La risposta, per me, è no. Il problema è che i nuovi linguaggi del movimento LGBT+ spesso tentano di “purificare” e de-sessualizzare ogni forma di orgoglio e compiacimento. Come se la dignità trans dovesse passare attraverso la negazione del piacere.

Ma leggere Preciado dimostra l’opposto: il kink c’è, e questo non toglie nulla al valore del suo lavoro. Anzi, lo rende più vero. E lo stesso vale per i percorsi FTM: il compiacimento, l’orgoglio, persino l’erotismo legato a barba e capelli non tolgono nulla alla legittimità dell’affermazione di genere.


Barba e capelli non sono semplici dettagli estetici nel percorso transmascolino: sono rituali, segni, battaglie vinte. Possono essere strumenti di passaggio, simboli di compiacimento, a volte persino pratiche che toccano il territorio del kink.

E questo non è una debolezza, ma una forza. Perché affermarsi come uomini transmascolini significa anche riscattare il piacere di essere sé stessi. E se quell’euforia passa per un rasoio, un profumo speziato o una sfumatura perfetta, allora sì: barba e capelli sono molto più di un dettaglio. Sono codice identitario e linguaggio politico.

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