La genitorialità non biologica è un tema tabù, in Italia, al di fuori di una logica binaria.
L’argomento viene affrontato esclusivamente sotto due aspetti:
– la richiesta di snellimento delle pratiche per l’adozione, per quanto riguarda le coppie sposate, eterosessuali
– la richiesta di estensione del diritto di adozione alle coppie unite civilmente, omosessuali

Un tema meno trattato, ad esempio, è quello che riguarda l’adozione per le persone single, che mette in secondo piano sesso, genere, orientamento sessuale della persona, ma pone il delicato tema della genitorialità adottiva al di fuori della coppia.

In quest’ottica, che trascende dalla coppia e dal sesso anagrafico dei due componenti, andrebbe affrontato il tema dell’accesso alle adozioni da parte di persone non binarie e transgender.

La premessa è che chiunque sia in coppia (matrimonio) con una persona di sesso opposto, o anagraficamente di sesso opposto (anche una persona transgender che ha già cambiato i documenti), può adottare.

Le casistiche sono, quindi, quattro:

– persone non binary, in coppia con persona di “sesso biologico” opposto (o risultante come tale, se transgender che ha cambiato i documenti)
– persona transgender con documenti non rettificati in coppia con persona di “sesso biologico” opposto (o risultante come tale, se transgender che ha cambiato i documenti)
– persona transgender con documenti non rettificati, in percorso medicalizzato con persona di “sesso biologico” opposto (o risultante come tale, se transgender che ha cambiato i documenti)
– persona transgender con documenti non rettificati, in percorso non medicalizzato con persona di “sesso biologico” opposto (o risultante come tale, se transgender che ha cambiato i documenti)

Non med e non binary e adozione

Nel caso della persona non med, o non binary, l’unico tipo di accesso possibile richiede il totale velatismo, e sono quindi escluse tutte le persone che si fossero esposte come attivisti/e. La persona, se vuole adottare, deve abbracciare l’identità di genere attesa dal suo sesso biologico, oltre che il ruolo di genere, visto che le domande e le pretese per accedere all’adozione sono squisitamente binarie. La persona, quindi, dovrebbe non solo porsi come persona velata, ma essere totalmente anonima, avere un profilo basso sui social, avere un o una partner che asseconda questo velatismo, e rispondere mentendo a tutte le domande che vengono poste, che non riguardano tanto il “come” la persona si immagina genitore, ma a come si immagina “madre” (se di sesso femminile) o “padre” (se di sesso maschile), in una logica strettamente binaria.
Difficile, sarebbe, per una persona di biologia femminile, che sia non binary, o transgender non med, veicolare il concetto che, pur fertile, non gradisce vivere l’esperienza sociale e/o fisica della gravidanza, perché le persone di biologia xx, che, pur fertili, si rivolgono all’adozione, vengono recepite con un approccio patologizzante, in cui la persona di biologia femminile, fertile, ma che non desidera partorire, è vista come una persona con un “problema da superare”, e che deve lasciare spazio a chi, invece, non “può” avere figli naturali.

Persone transgender med, ma che non hanno cambiato i documenti

Seguono le persone transgender non rettificate anagraficamente, che dovranno rimandare la richiesta di adozione a dopo il cambio documento, sempre che il loro percorso sia compatibile ad un cambio documento (si pensi a chi sta facendo dei microdosing, tipo di transizione “pionieristica” e a cui i professionisti “della transizione” in Italia non sono abituati, e per cui ci sono ancora pochi precedenti. Una persona che si presentasse come aspirante all’adozione, pur con compagno o compagna di “sesso” opposto, ma senza i documenti rettificati, sarebbe subito scartata, e se poi cambiasse i documenti, il compagno o compagna di “sesso” opposto diventerebbe “improvvisamente” del suo stesso “sesso”, il matrimonio verrebbe trasformato in unione civile, e quindi sarebbero esclusi dall’adozione.
Se, invece, in coppia con persona risultante dello “stesso sesso biologico”, dovrebbe aspettare il cambio documento per diventare “magicamente” di sesso opposto, sposarsi in comune, e poi provare una bella adozione in chiave eteronormativa.

Documenti cambiati e in coppia “anagraficamente” etero

Passiamo a chi invece i documenti li ha già cambiati, e risulta, anche per legge, del “sesso” opposto a quello di nascita. Potrebbero essere due persone transgender, un uomo ftm ed una donna mtf, in coppia tra loro, entrambe con i documenti cambiati, sposati, o una donna transgender sposata ad un uomo cisgender, o uomo transgender sposato con una donna cisgender. In tutti questi i casi, l’adozione sarebbe possibile, ma i componenti della coppia, comunque, dovrebbero assecondare le domande binarie dei volontari, che, comunque, spesso sono cattolici credenti, o portatori di quel tipo di valori.

Una battaglia fuori dalle agende della politica

E’ palese che, salvo rari e precisi casi, l’adozione non è una possibilità per chi ha un’identità di genere non assimiliabile a quella attesa rispetto al corpo di nascita, e in parte questo problema riguarda anche quelle persone non transgender che si presenterebbero in modo non binario, rispondendo alle domande in modo da non poter assecondare i canoni pretesi e previsti.

L’adozione per persone transgender e non binary, però, è anche fuori da qualsiasi agenda politica, anche di sinistra, e spesso anche fuori dai manifesti dei pride, o elaborati dalle associazioni. E’ un’istanza non sentita, non affrontata, non indagata nel modo corretto. E’ un problema a cui non si pensa, perché si dà per scontato che la persona trans non desideri dei figli, o, se proprio li decida, che se li faccia da sola.

L’adozione per le coppie “same sex” unite civilmente non estenderà automaticamente la possibilità alle persone T

Si pensa, forse, che l’estensione alle coppie dello stesso sesso estenderà i diritti anche a persone trans e non binary, ma quello che non si considera è che i canoni binari rimarranno, e, se diventerà facile dare un bambino a due padri calvi e con la barba, sarà molto difficile che sia visto come un buon genitore un ragazzo ftm senza passing, che si presenta come tale e non come lesbica butch “moglie” di una donna. L’unica cosa che cambierà, se si estenderà l’adozione anche alle coppie “same sex”, è che la persona non binary o transgender avrà gli stessi problemi sia se in coppia con un uomo, sia se in coppia con una donna, sia se sposata, sia se in un unione civile, ma l’esclusione rimarrà.

Servono riferimenti legali specifici, di inclusione per aspiranti genitori t e non binary

E’ importante, quindi, nel momento in cui si dovesse parlare di una legge che estenda i diritti di adozione, che le persone trangender e non binary non siano dimenticate, che si specifichi il loro accesso alla genitorialità adottiva, esattamente come le persone cisgender, a prescindere dal con chi siano in coppia.
Un altro passo, sarebbe estendere la possibilità alle persone single, ma anche in questo caso si dovrebbe veicolare il concetto che l’essere un buon genitore non dipende dalla bravura ad aderire agli stereotipi binari di buon padre e buona madre, con rigorosa coerenza ai genitali del genitore.

E’ una battaglia pionieristica, in questo momento in cui le priorità sono “ben altre”, ma di cui qualcuno doveva iniziare a parlare, per rompere il pesante silenzio in materia.