Già in passato questo blog ha intervistato attivisti ed attiviste bisessuali. Oggi intervistiamo Andrea Pennasilico, psicologo e attivista per la visibilità bisessuale. Con lui parleremo della presenza delle persone bisessuali nell’immaginario collettivo e dell’esigenza di creare una subcultura B.
Ho fatto molte domande scomode…allacciatevi le cinture…

Andrea Pennasilico Bisessuale
Andrea Pennasilico, ragazzo bisessuale dichiarato

Ciao Andrea, parlaci un po’ di te…

Ciao! Mi chiamo Andrea Pennasilico, ho 25 anni, sono uno psicologo e mi sto formando come psicoterapeuta sistemico-relazionale. Mi interesso al mondo LGBTQIA+ da diversi anni, oltre a mille altre cose come ad esempio la passione per film, serie tv e cartoni animati, che integro molto nel mio studio della rappresentazione nei media.

 

Che definizione dai al tuo orientamento erotico-affettivo? E perché hai scelto proprio questa definizione?

La definizione che ho scelto è bisessuale. Ci sono moltissime altre definizioni che potrebbero descrivere il mio orientamento più nello specifico, ma ho deciso di scegliere un termine ad ampio respiro e con una lunga storia alle spalle, dato che si sposa meglio col mio modo di vedere la comunità

 

Ti definisci un attivista bisessuale?

Ho uno strano rapporto col termine “attivista”: a volte mi appartiene, quando mi occupo di sensibilizzare e informare su temi centrali della comunità LGBTQIA+, altre volte la sento come una definizione più estranea, soprattutto misurandomi ad alcuni dei miei più cari amici attivisti che devolvono alla comunità un contributo molto più concreto e impegnato di quello che mi sento di fornire.

 

Quali le tue attività di attivismo online? e quali sul territorio?

Il mio attivismo online e sul territorio si rispecchiano molto. Entrambi si occupano soprattutto di informare e sensibilizzare le persone su temi troppo poco discussi, cercando al contempo di alleggerire il peso delle nostre battaglie più importanti con contenuti più leggeri e divertenti. Sul web lo facciamo attraverso la pagina Orgoglio Bisessuale, che condivide un misto di post di sensibilizzazione e di intrattenimento, mentre sul territorio stiamo organizzando incontri informativi su bifobia e poliamore (argomento molto sconosciuto e troppo spesso associato erroneamente alla bisessualità) in diverse associazioni LGBT in modo da combattere le discriminazioni interne alla comunità.

 

Logo orgoglio bi
Logo del gruppo Orgoglio Bisessuale

 

Perché c’è così tanto velatismo nel mondo delle persone sotto l’ombrello “bi” (alcune si dichiarano etero e alcune omo, oppure si dichiarano omo con gli omo ed etero con gli etero)? E da cosa dipende?

Il problema principale delle persone bisessuali è la mancanza di una comunità a cui fare affidamento. Alcuni studi che ho spulciato per scrivere la mia tesi di laurea riportavano che la percentuale di persone bisessuali nella popolazione (equivalente o superiore a quella di persone omosessuali) calava drasticamente se si andava a misurare all’interno delle associazioni LGBT: questo vuol dire che negli spazi che dovrebbero essere dedicati anche a loro le persone bisessuali non si sentono a proprio agio, principalmente a causa della bifobia interna alla comunità. Alcune decidono di adattarsi nascondendo la propria bisessualità mentre altre decidono di rimanere fuori dalle associazioni, ed entrambe le cose possono avere effetti negativi sulla salute mentale delle persone bisessuali, oltre a farne percepire poco la presenza nella comunità.

Un altro aspetto che spinge le persone bisessuali a rimanere “in the closet” è la mononormatività presente nella società, ovvero la presupposizione che chiunque si trovi davanti a noi sia necessariamente etero o gay. Spesso il coming out omosessuale viene dalla visibilità del proprio rapporto col partner, mentre il coming out da bisessuale non si può evincere da altro se non dalla presa di posizione della persona che ne rivendica il termine, altrimenti si verrà sempre considerati eterosessuali o al massimo omosessuali nel caso della presenza di un partner dello stesso genere.

 

Soffri maggiormente la bifobia da parte del mondo etero o da parte del mondo omosessuale?

Decisamente da parte delle persone omosessuali, perché solitamente la comunità eterosessuale tende a ignorarci direttamente, a dimenticarsi della nostra esistenza. Questo succede spesso anche nella comunità LGBT, ma almeno lì hanno una “B” nel nome che ogni tanto gli ricorda che ci siamo anche noi e per certi versi essere discriminati è preferibile all’essere invisibilizzati, perché almeno per discriminare qualcuno devi riconoscerne l’esistenza.

Secondo te qual è la radice della bifobia da parte del mondo dell’attivismo gay e lesbico?

Le teorie sono molte, ma quella che trovo più convincente è quella del Prof. Yoshino sul contratto epistemico della cancellazione bisessuale, in cui tra i vari motivi che spingono le persone monosessuali (ovvero etero e omo) a cancellare la bisessualità c’è la necessità di rimanere il più possibile separati tra loro. Essere accostati agli omosessuali è un pericolo per i moralismi del mondo etero ed essere accostati agli eterosessuali è un pericolo per le ideologie del mondo omo, la bisessualità ha la sfortuna di rappresentare un ponte tra le “due sponde” dove invece si desidera ci fosse un muro, dunque la scelta più comoda è di ignorare quel ponte e fingere tutti che il muro ci sia, che se un ragazzo bacia un ragazzo sarà inequivocabilmente gay, mentre se bacia una ragazza sarà inequivocabilmente etero senza spazio per ambiguità, incertezze o scale di grigi.

Secondo te è vero che l’uomo bi è maggiormente discriminato (o comunque in modo diverso)? e, se sì, perché?

L’uomo bisessuale è certamente più invisibilizzato rispetto alla donna bisessuale, che ha da un lato la fortuna di essere più rappresentata e dall’altro la sfortuna di essere pesantemente sessualizzata, specialmente dall’uomo etero. La donna bisessuale smette di essere invisibile quando la sua bisessualità diventa un motivo di eccitazione per l’uomo etero (rimanendo però sempre una “bisessualità performativa” finalizzata al soddisfare le fantasie sessuali maschili, mai una concreta e complessa attrazione verso più generi), mentre l’uomo bisessuale, non avendo alcuno scopo nella soddisfazione delle fantasie maschili (che in una società cis-etero-patriarcale come la nostra sono le uniche a cui viene attribuita importanza), semplicemente sparisce.

Chi sono i e le bisessuali iconiche tra i personaggi famosi e quali i principali riferimenti nell’attivismo storico e presente? Qualche nome italiano? E i personaggi storici?

Tra i principali riferimenti nell’attivismo storico non può che venirmi in mente Brenda Howard, considerata la “madre” del Pride per aver organizzato la parata di New York in occasione del primo anniversario dei moti di Stonewall, che si è poi evoluta nel Pride annuale che conosciamo oggi, mentre per l’attivismo presente di sicuro i personaggi che palesano maggiormente la propria bisessualità sono quelli che ci aiutano a contrastare di più l’invisibilità, mi vengono in mente personaggi della musica e dello spettacolo come Lady Gaga, Janelle Monae, Tessa Thompson, Alan Cumming. Nel contesto italiano i personaggi famosi dichiaratamente bisessuali si contano davvero sulle dita di una mano, spesso si preferisce evitare di etichettare la propria sessualità piuttosto che affrontare lo stigma legato alla bisessualità.

Per quanto riguarda i personaggi storici sembrerebbe quasi scontato elencare ogni singolo personaggio dell’antica Grecia e moltissimi dei personaggi Latini. Inoltre molti dei personaggi che sono diventati col tempo simboli della comunità omosessuale erano bisessuali, come Saffo, Walt Whitman, Eleanor Roosevelt e ovviamente Freddie Mercury.

A proposito di Freddie, recentemente c’è stata una polemica su Mercury: nel film lui stesso si definisce bisessuale in un episodio ricostruito storicamente e realmente accaduto, ma questo ha generato polemiche nell’attivismo gay: tu cosa ne pensi?

Per quanto io non approvi il modo in cui alcune persone della comunità gay si stiano scagliando in difesa dell’omosessualità di Freddie non posso dire che non lo capisca: per decenni i media hanno fatto bi-cancellazione e hanno creato l’illusione nel pubblico che Freddie fosse gay, rendendolo anche un simbolo importante della comunità. Dopo che l’immagine di Mercury come ambasciatore gay si è sedimentata posso immaginare che sia difficile accettare che si trattasse di un’imprecisione, specialmente se la cosa porta acqua al mulino di un orientamento che si ha difficoltà a riconoscere come legittimo e “meritevole” di una tale icona.

Quale o quali persone B sono i tuoi punti di riferimento?

Provo rispetto e ammirazione per qualunque persona che nel momento in cui si trovava sotto i riflettori ha avuto il coraggio di dire la temutissima parola con la B e non ha assecondato un mondo che ci vorrebbe nascosti o cancellati. In particolare rispetto immensamente Janelle Monae come artista e ritengo che il suo lavoro sia importantissimo nell’aiutarci a superare i ruoli di genere e i rigidi confini della sessualità, oltre ad essere deliziosamente intersezionale (occupandosi di etnia, genere, transgenderismi, orientamento e tanto altro).

Perché l’attivismo B fa fatica a svilupparsi sul territorio?

Alla bussola bisessuale manca un nord. Le associazioni LGBT ci ignorano o nei casi peggiori ci cacciano creando un ambiente per noi ostile, l’invisibilità sociale ci fa sentire come se fossimo aghi in un pagliaio (molti non sanno che le persone bisessuali sono il singolo gruppo più numeroso della comunità LGBT) e le associazioni B sono troppo poche e troppo poco conosciute.

I “finti B” quanto e come danneggiano il movimento B? parlo sia degli etero curiosi infiltrati che molestano le donne B nei gruppi protetti, ma anche tutte le persone che di fatto sono gay e lesbiche e preferiscono dire B.

Il concetto “finto B” danneggia estremamente il movimento bisessuale, ma a dir la verità ritengo che sia molto più una figura mitologica, uno spauracchio creato per rendere facile l’invalidazione di una persona nel momento in cui si dichiara bisessuale.

Gli uomini etero curiosi infiltrati che molestano le donne B non si fanno troppi problemi a dichiararsi eterosessuali nella mia esperienza che però è abbastanza limitata in proposito, mentre per quanto riguarda gay e lesbiche che preferiscono dire B non ritengo siano così comuni come si pensi: perché qualcuno dovrebbe preferire un’etichetta più invisibilizzata e più bistrattata? Al massimo penso che più che nascondere la propria omosessualità attraverso l’etichetta bi può succedere che qualcuno nel processo di scoprire la propria omosessualità creda davvero per un periodo di essere bisessuale per difficoltà di abbandonare l’eteronormatività che la società ci impone, ma anche lì penso che i casi siano molto minori rispetto a quanto si percepisce, specialmente visto che il concetto di “essere una fase” è uno degli stereotipi che ci colpisce di più.

 

Bi, pan, omoflex, eteroflex, puoi fare chiarezza su questi termini e anche sulle critiche che ricevono nel dibattito interno all’attivismo b?

Cercherò di essere chiaro e conciso, perché alcuni di questi termini creano dibattiti virtualmente infiniti:

Bisessualità
Essere attratti a persone di due o più generi. Alcuni non conoscendo questa definizione, che è la più diffusa e condivisa nella comunità, insinuano ingiustamente le persone bisessuali siano attratte solo dai generi binari o addirittura solo dalle persone cis, cosa assolutamente falsa.

Pansessualità
Essere attratti a persone di tutti i generi. La pansessualità ha una forte sovrapposizione con la bisessualità e per questo motivo alcuni la accusano di essere inutile o ridondante e di rinforzare cancellazioni e disinformazioni sulla bisessualità. La mia posizione sul tema è che la scelta delle proprie etichette è estremamente soggettiva e non è mai bello invalidare le definizioni altrui, questo a patto che per spiegare la pansessualità non si facciano paragoni errati con la bisessualità (ad esempio dire che le persone pan sono attratte anche da persone non binarie e trans, implicando che non sia così anche per le persone bisessuali).

Omoflessibilità ed Eteroflessibilità
Essere attratti quasi esclusivamente al proprio genere/ad un altro genere. Questi termini descrivono un tipo di attrazione in cui si rivedono molte persone e cadono comunque sotto l’ombrello Bi+ (non importa il tuo livello di attrazione ad un genere rispetto ad un altro, se sei attratt* da più di un genere puoi definirti bi), ma hanno dei grossi problemi nella semantica, dato che contribuiscono alla cancellazione bisessuale e rinforzano l’idea che la persona bisessuale sia in una certa percentuale etero e in una certa percentuale omo, concezione estremamente bifobica e mononormativa.

Parlaci della Scala Kinsey e del suo ideatore

Scala per misurare l’orientamento sessuale introdotta da uno dei più rivoluzionari studiosi della sessualità umana: Alfred Kinsey;  la scala va da 0 (esclusivamente eterosessuale) a 6 (esclusivamente omosessuale). Essa è il primo esempio di disposizione della sessualità su uno spettro piuttosto che su un binario ed ha un valore storico fondamentale. Tuttavia essa è superata, dal momento che è ancora intrisa in un binarismo di genere e tende a calcolare la sessualità in base alle esperienze piuttosto che in base alle attrazioni. Una delle mie aspirazioni è aggiornare la Scala Kinsey in modo da riferire alla dimensione del desiderio e includere le attrazioni ai generi non binari.

Come c’è una “subcultura” gay, una lesbica e una trans, esiste una subcultura B? e se non c’è, vale la pena crearla? E perché?

C’è una subcultura bi, con le sue piccole caratteristiche e i suoi simpatici luoghi comuni, come l’essere incapaci di decidersi su qualunque cosa, l’essere completamente catturati da ogni tipo di bellezza, l’essere incapaci di sedersi in modo “normale”, l’essere sempre imbarazzati e socialmente impediti ricorrendo spesso a gesti di circostanza come il pollice in su, il simbolo della pace o le pistole con le dita. Purtroppo al di là di queste piccole caratteristiche, non c’è ancora un’identità definita della cultura bi, soprattutto perché ci manca un’idea archetipica (che non afferisca a stereotipi bifobici) di bisessuale, anche grazie alla mancanza di rappresentazione mediatica e culturale. Ritengo che la formazione di una subcultura sia fondamentale per la costruzione di una comunità coesa.

L’attivismo B all’estero è maggiormente sviluppato oppure subisce gli stessi problemi dell’italia? Differenze tra Nord e Sud Italia?

All’estero le cose si stanno muovendo in una direzione positiva, grandi associazioni Bi stanno nascendo, viene fatta pressione politica e sociale per una maggiore inclusione e i risultati si iniziano a vedere. In Italia siamo in altissimo mare, ma ci stiamo impegnando per migliorare la situazione, insieme ad associazioni come BIT, BProud e Fuori dai Binari. Non saprei delineare sostanziali differenze tra nord e sud.

 

Cosa consigli ad una persona giovane che si scopre bisessuale?

Fai parte di una comunità molto più grande di quanto vogliano farti credere. Trovarci non è facilissimo, ma una volta che ci riesci rimarrai stupit* dalla bellezza e positività di questo grande insieme. Se hai difficoltà a trovare il tuo posto nel mondo scrivici a Orgoglio Bisessuale e faremo sempre il possibile per offrirti i consigli e il sostegno di cui hai bisogno.

 

Link di approfondimento

Pagine e associazioni B italiane:

Bibliografia:

(San Francisco Human Rights Commission) Bisexual invisibility: impacts and recommendations

(Kenji Yoshino) The epistemic contract of bisexual erasure

(Andrea Pennasilico) Gli Invisi li: bifobia, cancellazione e invisibilità bisessuale e il loro impatto sulla salute mentale