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BDSM, Vanilla e Potere: uno sguardo queer oltre i cliché etero

Nel linguaggio comune, chi non pratica BDSM si definisce “vanilla”. Nel mondo eterosessuale cis questa distinzione sembra netta: da una parte chi “gioca con le fruste”, dall’altra chi vive rapporti considerati “normali”. Ma se osserviamo con attenzione, emerge una contraddizione: il potere esiste anche nei rapporti “vanilla”. Solo che è più nascosto, meno discusso, e quindi spesso meno consensuale.

BDSM, Vanilla e Potere uno sguardo queer oltre i cliché etero


Il potere nel mondo etero cis

Nella cultura eterosessuale tradizionale il modello dominante è chiaro:

  • L’uomo è forte, protettivo, virile.

  • La donna è fragile, dolce, bisognosa di cura.

Se la donna esercita potere, lo fa quasi sempre attraverso il corpo e la seduzione: bellezza estetica, femminilità spinta al massimo, fascino capace di attrarre l’uomo. È un potere “secondario”, concesso a patto di restare compatibile con i desideri maschili. Il prezzo è alto: dover performare continuamente la femminilità secondo gli standard etero.

Questa dinamica conferma un modello binario e gerarchico: l’uomo detiene il potere “primario”, la donna quello “derivato”. Apparentemente “vanilla”, ma in realtà permeato di dominio e sottomissione impliciti.


BDSM etero: sovversione o rafforzamento del modello?

Quando il mondo etero si avvicina al BDSM, le cose non sempre cambiano. Certo, ci sono pratiche nuove, codici e rituali. Ma spesso, nei portali e negli spazi mainstream, il BDSM etero replica le stesse logiche:

  • Uomo dominante che possiede e decide.

  • Donna sottomessa che si offre come “oggetto del desiderio”.

La mistress esiste, ma spesso prende ordini dall’uomo, e spesso si fa pagare, quindi è a servizio di una regia maschile.
Il problema? Mancano chiarezza sul consenso e momenti di aftercare, ossia la cura reciproca dopo scene intense. In questi casi il BDSM non è altro che maschilismo tossico travestito da gioco erotico.


Il BDSM queer come laboratorio di potere

Nelle comunità LGBT+ e queer, invece, il discorso cambia. Qui la dominanza non nasce da privilegi sociali (altezza, forza fisica, status economico, maschilità egemone), ma da una presa di potere consapevole e conquistata.

Chi domina spesso non corrisponde al cliché del maschio alfa. Può essere una persona trans, non binaria, piccola di statura, oppure fuori dagli standard estetici mainstream. Ma proprio per questo il suo dominio è più potente: non arriva da un privilegio “dato”, ma da una costruzione personale.

In più, chi vive percorsi queer ha spesso riflettuto di più sul consenso. Qui la negoziazione è centrale: limiti, desideri, semafori (verde/giallo/rosso), aftercare. Tutto questo non toglie intensità alla scena: al contrario, sapere che l’altro ha accettato consapevolmente accende di più.


Perché il consenso è la chiave

Il potere non è mai neutro. È sempre presente, in tutte le coppie: etero, gay, trans, queer. La differenza sta nel come viene gestito.

  • Potere tossico: quello che fa finta di non esserci, che si infiltra nelle dinamiche quotidiane senza essere nominato. È il marito che decide senza dirlo, la fidanzata che usa la bellezza come unica leva. Non dichiarato = non consensuale.

  • Potere sano: quello esplicitato, discusso, concordato. Con limiti chiari e possibilità di fermarsi. In questo quadro il potere non è abuso, ma architettura erotica: una scelta comune che costruisce piacere invece che sottrarlo.

Cosa può insegnare il BDSM queer al mondo vanilla


Cosa può insegnare il BDSM queer al mondo vanilla

Il BDSM queer propone un modello alternativo di gestione del potere. Alcuni insegnamenti:

  1. Nominarlo: dire chi conduce, chi segue, con quali limiti.

  2. Codificarlo: usare gesti, parole, rituali chiari (dal semaforo alla safe word).

  3. Curarlo: ricordare che dopo la scena c’è l’aftercare, lo spazio per decomprimere e prendersi cura dell’altro.

  4. Riconoscerne la fluidità: i ruoli non sono rigidi né legati a genere, corpo o estetica.

Questo approccio permette di trasformare il potere da meccanismo tossico invisibile a risorsa condivisa e consapevole.


Il potere, nel sesso e nelle relazioni, non si elimina. C’è sempre. La vera differenza è tra potere imposto senza consenso e potere concordato, ritualizzato, scelto.

Il mondo etero cis tende a negarlo e quindi a renderlo tossico. Il BDSM queer, invece, mostra che il potere può essere gestito in modo etico, sensuale e creativo.

Ed è qui che sta la vera rivoluzione: non nel frustino o nella catena, ma nel coraggio di nominare il potere, di dichiararlo, di trasformarlo in desiderio condiviso.

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