Gli ultimi weekend d’estate sono stati dominati da molte polemiche: l’abbronzatura di Di Maio, il bodyshaming ricevuto dalla modella Gucci, e la battuta transfobica ricevuta da Elly Shlein. Provo a mettere per iscritto i miei pareri a riguardo.

Armine: una donna nella media resa “brutta” dal piedistallo mediatico


Per quanto riguarda la modella della Gucci, Armine, io non credo che lei sia “brutta”: incontrata in un supermercato, in metropolitana, nessuno si girerebbe a guardarla in quanto “brutta”, e parecchi si girerebbero a guardarla in quanto attraente, soprattutto per il corpo, che è portatore di una bellezza canonica ed eteronormativa.
Ha un viso nella media, ha un naso importante come molte donne di origini mediorientali, e anche sul dare una forma alle sopracciglia, ogni cultura ha tradizioni e canoni di bellezza diversi.
Il problema è quando si prende una donna “di media bellezza”, ma anche sopra la media, magari, e si dice che è “la più bella del mondo”: è come se implicitamente si sapesse che arriverà un’ondata di body-shaming, da uomini bulli, ma anche da donne che avranno i loro 5 minuti per sentirsi belle.

I primi autori di Body Shaming sono i pubblicitari della Gucci, e il fem-washing


Il bodyshaming, in fondo, è stato esercitato dalla Gucci. Che sia buona o cattiva pubblicità, alla Gucci ne è arrivata a palate, e rimane un mistero se anche la modella sia sia prestata a questo per soldi, ingaggi e visibilità, o sia stata inutilmente vittima di un bodyshaming pesante e difficile da sopportare, emotivamente.
La Gucci, inoltre, ha attirato a sé la simpatia del femminismo, che spesso ha forti remore sul mondo della moda, per come tratta la donna, costringendola all’anoressia e a dei canoni eteronormativi pressanti e vergognosi.

La sfumatura transfobica degli insulti ad Elly Schlein e ad Armine Harutyunyan


Mi soffermo ora sul fatto che quel naso, e quelle sopracciglia, hanno richiamato insulti di bodyshaming con una chiara sfumatura transfobica: la donna col nasone e con folte sopracciglia “sembra un uomo”, perché la donna, quella che vuole lavorare con l’immagine, deve per forza fare una rinoplastica. Sia corpi xx che corpi xy possono “ospitare” un naso importante, ma un naso importante è “maschile”. Perché?
Lo stesso per quanto riguarda le sopracciglia scure e folte: non depilarle, o ritoccarle appena, mantenendo forma e dimensioni, è “maschile”.
L’androginia è brutta? E’ accettabile ma solo se riguarda vestiti sbarazzini e ammiccanti? Devono esserci sempre mandibole dolci, nasini all’insù, come nel caso di Ruby Rose o di Miley Cyrus? Androginia si, ma ammesso che l’uomo che guarda e apprezza possa “sentirsi eterosessuale”?


Simile sorte ha subito Elly Schlein, fotoscioppata ad hoc dai copertinisti dell’Espresso, con forti contrasti di ombre e luci che le rendono spigoloso il volto. Credo che l’intenzione fosse di dare un taglio “virile” alla bisessuale dichiarata.
Anche qui, l’accusa è la stessa: “sembrare uomo”.
Che sembri una donna transgender (tratti anatomici mascolini), o che sembri una donna tomboy/lesbica/butch o un uomo transgender (look o impatto mascolino), la donna “che sembra n’omo” va offesa e disprezzata.
Elly ribatte, dalla Gruber, dicendo che “E’ un modo per distrarre dai contenuti”, e fa bene, è una risposta “politica”, ma se volessimo soffermarci sul fatto, come ha senso che faccia un attivista T?
Una donna che “sembra uomo” perché mai dovrebbe essere disprezzata?

E se il “sembrare dell’altro sesso” fosse attraente?


Ho tra gli amici facebook molte persone che ahimè “devo” frequentare per ragioni di lavoro, e anche loro si sono aggiunti (ed aggiunte) al coro di chi “schifa” la “donna che sembra un uomo”. Ho provato a commentare con provocazioni (ma provocazioni mica tanto: il mio orientamento sessuale è caratterizzato dall’attrazione di altre persone di aspetto e psicologia non binaria) del tipo “e cosa c’è di più bello di una donna che sembra un uomo, o di un uomo che sembra una donna?”. Non vi stupirete se vi dirò che le reazioni sono state di forte fastidio e di “bullismo” verso chi aveva espresso questa visione (io e quelli/e che mi davano ragione).

L’errore da non fare


Esiste un modo che possa portare, nel giro di pochi anni, a cambiare la mentalità imperante?
Non dico che il gusto debba cambiare a tal punto che la persona media considererà bella l’androginia (anche quella “non di moda”) e sgradevole l’estetica eteronormativa (ci mancherebbe che tutti avessero il mio orientamento sessuale: sai quanta concorrenza!), ma che almeno venisse meno tutto questo disprezzo per i corpi non binari e questo desiderio di praticare bodyshaming e bullismo.
Il vero problema è che ciò non si fa dicendo che Armine è bella, che Elly è “femminile”, e che Tara Lynn è magra, atteggiamento che servirebbe solo a far “incazzare” il pubblico mainstream, che odia il politically correct ed una certa sinistra pedante, ma diffondendo una mentalità pluralista su ciò che è bello, facendo un lavoro parallelo sulla non necessità di “offendere” ciò che per noi rimane “brutto” (che poi è la mentalità che porta a disprezzare gay, transgender, persone di altre etnie).
Credo che questi casi di attualità possano dare una grande lezione a noi attivisti su come gestire il tema dell’educazione sociale alla pluralità del bello ed al rispetto di ciò che non ci attrae.