Più volte si torna su un argomento spinoso: l’orientamento sessuale delle persone transgender e dei loro partner.
Cercherò di sintetizzare il mio pensiero in un breve articolo, anche se ho già trattato il tema in molti post e vignette.

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Iniziamo dall’orientamento delle persone transgender.
Premetto che negli anni il mio linguaggio si è evoluto in una direzione che mette in rilievo l’affettività, quindi ho smesso di usare “orientamenti sessuali” e ho iniziato a parlare di “eroticoaffettivi“. Per semplicità, però, in questo post parlerò di orientamenti sessuali.

Alcune persone del mondo femminista obiettano il fatto che la persona trans declini l’orientamento in relazione al suo genere, quindi un ftm attratto da uomini si dirà gay e non “etero-sessuale”: queste femministe dicono che sarebbe opportuno concentrarsi sul fatto che la persona è di sesso femminile ed è attratta dal persone di sesso maschile, ed è quindi etero-sessuale.
Questa visione pone vari interrogativi e problemi.
Il primo interrogativo è sul “sessuale” di orientamento sessuale: si allude al sesso inteso come sessualità, o al sesso inteso come “sesso biologico“?
Nel primo caso, etero-sessualità significherebbe “attrazione per il diverso”, senza specificare se la diversità riguarda il sesso o il genere.
Inoltre, se delle persone hanno un orientamento in cui al centro c’è il sesso biologico dell’altro (ci sono donne etero e uomini gay attratti esclusivamente da persone che come genitale hanno il pene), ci sono persone che sono attratte “dal maschile” o “dal femminile“: conosco persone che sono attratte da donne femminili (anche trans) o uomini maschili (anche trans), e quindi la loro eccitazione e il loro interesse sono mossi da qualcosa di meno “genitale”. Al momento non mi interessa definire se queste persone sono etero, gay o bisex, cosa che tratterò nella seconda parte dell’articolo.
Chiamare “donna eterosessuale” un ftm gay, umilierebbe la sua identità di genere, chiamarlo “uomo trans eterosessuale” sarebbe fuorviante.
Mi chiedo se abbia senso, per convenzione, e per rispetto dell’identità di genere delle persone trans, del loro genere d’elezione e della loro disforia, si possa usare la convenzione per cui un uomo trans attratto da uomini si dice gay, ed una donna trans attratta da donne si dice lesbica.
Di conseguenza, l’uomo ftm attratto dalle donne sarebbe un uomo trans etero, e la donna trans etero sarebbe invece quella attratta da uomini.
Per le persone trans bisessuali il problema di convenzioni invece non si pone.

Veniamo invece ai ed alle partner delle persone transgender.
Alcune persone ideologizzate, spesso provenienti dall’attivismo femminista, vogliono “costringerci” a pensare che l’uomo attratto dall’ftm sia per forza un etero, la donna attratta da un ftm per forza una donna lesbica e così via.
Spesso molti, e molte, partner delle persone trans si sono infuocate nelle bacheche di questi influencer pontificatori (e pontificatrici) che volevano sovradeterminare l’orientamento di queste persone.
Persino un mio ex, attivista gay (o sarebbe meglio dire omoflessibile), dovette intervenire con parole di fuoco nella bacheca di una Regina dell’attivismo che aveva “deciso” che lui fosse eterosessuale.

Qualcuno dice che i (e le) partner delle persone trans devono per forza essere in quell’area della scala kinsey che va dall’1 al 5, escludendo le polarità di omosessualità ed eterosessualità totale. Potrebbe essere una spiegazione convincente, o forse si potrebbe ipotizzare che esistono diversi modi di essere omo ed etero, alcuni di questi mettono al centro i genitali ed altri no.

Penso ci debba essere anche rispetto dell’autodefinizione delle persone: ad esempio se una persona che di fatto è “bisessuale” (o omoflessibile, o eteroflessibile) preferisce definirsi gay o lesbica, nessun influencer, promotore (o promotrice) di un messaggio binario, può permettersi di invadere l’autodeterminazione del o della partner di una persona trans.

Infine, c’è il rischio bisessismo, di cui ho parlato in alcuni vecchi articoli, ovvero quell’atteggiamento suprematista che hanno alcuni attivisti di sapore queer nel considerare “inferiori” o “poco evoluti” tutti coloro che non sono bisessuali o pansessuali, o che hanno orientamenti sessuali transescludenti.
Questo atteggiamento è inaccettabile, perché al desiderio non si comanda.
Anni fa mi sentii molto censurato, da un queer, sul portale okcupid, dove avevo messo delle preferenze etniche, a favore degli asiatici. Il desiderio non può essere “razzista” in quanto non dipende da noi se il corpo ha o meno reazioni a seconda che sia sottoposto alla vista di una persona giovane, vecchia, magra, grassa, nera, bianca, trans, cis.

Concludo: è legittimo non essere attratti dalle persone transgender perché si è attratti dal sesso opposto rispetto a quello di cui queste persone sono ahimè portatrici, ma questa non deve essere una scusa per misgenderare.
Un gay può non desiderare sessualmente un ftm, può respingerlo, ma non puo’ definirlo “donna eterosessuale” solo perché lui non lo vorrebbe come amante.
Per non parlare di quei gay che si sentono legittimati a dire che “mai andrebbero con un ftm” a quell’ftm che a lui non si è mai proposto, e che non sarebbe per nulla interessato.

Si passa al tema dell’inclusione delle persone trans negli spazi cultutali lesbici (donne trans) e gay (uomini trans). Penso che spesso di faccia confusione sul “fare cultura” e “fare altro”. Non c’è un motivo ragionevole per escludere un ftm gay da un confronto culturale tra uomini LGBT, e, quando si parla di cultura, è irrilevante il fatto che questo ftm gay sia un potenziale partner o no per i presenti.

Come al solito, l’equilibrio sta nel mezzo. Ci si dovrebbe venire tutti incontro nel rispettarci nell’interazione sociale. Che poi a letto ognuno faccia ciò che più aggrada, come è giusto che sia.